Dal mio rientro dalle vacanze ho una nuova strategia.
Ebbene, IO DICO NO.
IO DICO NO a una situazione divenuta ormai insostenibile.
IO DICO NO a quelli a cui ho sbavato dietro e che tornano dopo anni.
IO DICO NO a quelli che fanno finta di guardarti negli occhi.
O mi guardi negli occhi o mi guardi le tette, ma almeno abbi il coraggio delle tue azioni.
IO DICO NO ai "saresti la donna della mia vita".
IO DICO NO in generale a tutti i modi verbali che non siano l'indicativo. Anzi, a tutti i modi verbali che non SONO l'indicativo.
IO DICO NO agli uomini senza palle.
IO DICO NO a quelli che si scandalizzano se rutti.
IO DICO NO ai maschi che ci mettono più tempo di me a decidere come vestirsi, a fare la doccia, a sistemarsi i capelli, a scegliere il locale...
IO DICO NO alle stronzate sulla sindrome mestruale, premestruale, postmestruale e cazzate varie.
IO DICO NO a quelli che fanno i preziosi.
IO DICO NO ai coglioni che quando li mandi affanculo spalancano gli occhioni in stile Candy Candy e ti chiedono perché come un'educanda.
IO DICO NO a chi dice che sei taaaaaaaanto carina.
IO DICO NO a chi mette le corna.
IO DICO NO a chi ti disprezza in pubblico e striscia in privato.
IO DICO NO a chi è gentile solo nella speranza che tu gliene dia almeno un assaggino.
IO DICO NO alla coda tra le gambe e alle richieste di perdono.
IO DICO NO sostanzialmente al 99% della popolazione maschile.
La risposta, l'unica che do da un mese a questa parte, è la stessa: Vaffanculo.
In ognuna delle discussioni precedentemente elencate, la mia risposta è sempre Vaffanculo.
Non ne ho mai detti tanti in vita mia.
Vota glendora.
Per un mondo a misura di donna isterica.
glendora si è espressa giovedì, 24 settembre 2009 alle 18:11
a proposito di essere donna oggi, spocchia
Se io fossi un giovane uomo. Sulla trentina, sportivo e con degli occhi verdi che illuminano a giorno. Se io fossi sposato da poco con una ragazza, anche lei niente male. Se fossimo andati a vivere in una zona periferica di Milano. Se avessimo appena avuto una bimba stupenda, un incrocio riuscitissimo di due razze diverse. Se oltre a essere strafigo, io fossi anche un padre perfetto, che adora passare i pomeriggi al parco col passeggino.
Insomma, se io fossi uguale a Jude Law e, uscendo col passeggino per portare al parco la mia meravigliosa figlia, incontrassi me stessa... beh... io eviterei di fare sorrisi smaglianti e occhiolini.
Così. Per sicurezza. Non si può mai sapere.
glendora si è espressa sabato, 12 settembre 2009 alle 16:28
a proposito di essere donna oggi, spocchia
Per festeggiare quota tremila visite, nonché una giornata da ricordare (che Ingorda e Cazzutissima sanno perché), mi sono cimentata in una nuova avventura, ovvero la creazione di un templeit tutto da me.
Che, modestia a parte, è proprio fico.
Lavori in corso! Piano piano lo sistemo...
glendora si è espressa lunedì, 20 luglio 2009 alle 19:45
a proposito di spocchia
Nel tentativo di apprezzare un po' di più questo clima che detesto, ieri ho provato a stilare un elenco delle cose che mi piacciono dell'estate. Alla voce "gelato" mi sono fermata.
glendora si è espressa lunedì, 20 luglio 2009 alle 10:20
a proposito di spocchia
No, perché mi dicono sempre che assomiglio a delle gnocche paurose. Tipo Angelina Jolie. Tipo Adriana Lima. O Eva Henger (questa l'ha detta la mia tenerissima mamma...). E Megan Gale. Anna Falchi. Mena Suvari. Elenoire Casalegno. La tipa dark di NCIS. Ilary Blasi. L'ultima è Megan Fox (da parte del miopissimo Zio Gil). Insomma, qualunque gnocca con gli occhi chiari.
E io dico. Ma il fidanzato della gnocca, cosa regala alla gnocca? Qualcosa tipo orsetti, secondo me. Gattini di peluche che abbracciano cuoricioni rossi con scritto AI LOV IU. Topolini Diddle con florilegio di cuoricini. Chessò, tenerissime foto di bambini che si danno i bacetti.
Questo alle gnocche sopracitate.
Io, invece, in preda alle pulizie di primavera, mi ritrovo ad aprire il Cassetto degli Orrori (dicesi CdO il cassetto in cui glendora caccia dentro tutti i fantastici oggettini regalati dagli ex fidanzati perché si sente in colpa a buttarli). E studiando quell'accozzaglia di roba proveniente dalle persone più disparate del globo, c'è qualcosa in comune.
Rane.
E mucche.
Cioè, voglio dire, ma Bredpìt secondo me non ha mica regalato una mucca di peluche, ad Angelinagiolì. O una rana che gracchia se le schiacci la pancia, che sembra quasi una scorreggia di nascosto.
Voglio dire.
Eccheccazzo.
glendora si è espressa martedì, 14 luglio 2009 alle 19:43
a proposito di essere donna oggi, spocchia
Io ODIO le coppiette.
Non le coppie, che è ben diverso. Ci sono delle coppie fantastiche.
Le coppiette.
Due cretini che si incontrano e decidono di essere cretini insieme.
E' esattamente la storia delle mezze mele.
Sei una mezza mela, trovi un'altra mezza mela e cerchi di fare una mela intera.
Ora sotituiamo "mela" con "cervello".
Primo sintomo della coppietta: parlano al plurale.
Mai sentito niente di più cretino.
Incontro MezzaTizia con MezzoTizio a una festa.
Glendora a MezzaTizia: "Vuoi un pezzo di pizza?"
MezzaTizia a Glendora: "No, grazie, non ci piace"
Oppure:
Glendora a MezzoTizio: "Vieni a bere una birra stasera?"
MezzoTizio a Glendora: "No, siamo stanchi"
Non CI piace??? SIAMO stanchi??? Ma ce la fai? Cos'hai, tre personalità? Oppure il tuo mezzo cervello senza l'altro mezzo cervello non funziona? Posso capire comunione di ideali, di valori, di sentimenti, di progetti... ma anche le condizioni fisiche si sono sicronizzate?
Secondo sintomo della coppietta: sono sempre entusiasti.
Che poi mi chiedo che cazzo avranno da essere tanto entusiasti.
Li vedi con gli occhi a cuore che raccontano di aver scartavetrato la carena del Titanic in apnea, che hanno passato la giornata a scegliere il servizio di piatti, che hanno fatto il giro dei parenti ultracentenari, che ieri sera si sono sciroppati il reality show di turno o che stanno imparando la danza del serpente con un videocorso di quarantanove fascicoli. E sono entusiasti.
Voglio dire, anche un decerebrato si romperebbe i coglioni.
Loro no.
Terzo sintomo della coppietta: ti amano e ti odiano.
Non lo sanno neanche loro.
Da un lato ti guardano con compassione, tu, poverina, che non vivi in completa dipendenza da una qualunque dolce metà, che non capisci le gioie di grattare tutti i vetri di casa mentre il tuo adorato raccoglie la monnezza per portarla giù, tu che non passi le tue serate in casa, sul divano, sotto il piumone dell'ammmore a guardare Affari Tuoi, tu che non vai a letto alle 9, tu che quando chiedi qual è l'ultima volta che sono andati al cinema vieni fissata con commiserazione. Perché non capisci.
Dall'altro lato, invece, ti invidiano. Perché stasera esci. Come ieri. Come domani. Perché vedi gli amici e conosci gente nuova. Perché le persone nuove che conosci non saranno per forza il collega di lavoro con la moglie. Perché non sei entusiasta per partito preso e se qualcosa ti fa cagare puoi dirlo senza ferire sentimenti e aspettative.
Perché parlo al singolare, sostanzialmente.
glendora si è espressa mercoledì, 25 marzo 2009 alle 12:18
a proposito di essere donna oggi, spocchia
In principio era il mongoloide.
Quando ero piccola, alla fine degli anni 80, alle elementari era normale dare del mongoloide al compagno che ti aveva lanciato l'astuccio, anziché del cretino. Cosa che era.
Ricordo che a un certo punto a casa è partita una crociata anti-mongoloide. Ovvero la glendora-mamma, in piena onda anti discriminazione dei primi anni 90, iniziò a premiarci a ceffoni, nel caso io o lo sventurato glendora-brother avessimo pronunciato la parola mongoloide. Questo dopo averci spiegato, ovviamente, che si trattava di un termine offensivo e discriminatorio; nonché di un termine scorretto, dato che indica gli abitanti della Mongolia [ma quante risate, immaginare un paese pieno di mongoloidi... a 8 anni si ride così!]. Ricordo ancora il tono cattedratico: "Non si dice mongoloide, si dice handicappato!"
E da quel momento, anni di handicappato.
La farò breve, saltando i passaggi dall'handicappato al disabile e dal disabile al diversamente abile. Veniamo al punto: vi decidete sì o no? Come si chiamano le persone affette da malattie, sindromi, morbi e quant'altro? Ditemelo! Io non voglio offendere nessuno, ma cercate di capire, cari i miei burocrati delle mie balle, che non posso cambiare il mio vocabolario ogni due per tre perché quello che un giorno è cortese il giorno successivo è diventato offensivo! E' un attimo che mi scappa la parola sbagliata e mi fissano tutti come guarderebbero uno stronzo sul marciapiede!
Che poi a me diversamente abile mi fa anche un po' tristezza. Diversamente abile de che? Grazie al cactus! Anche mio fratello è diversamente abile! Io so cambiare una gomma, lui sa riparare il pc. Non fa una grinza. Tutti siamo diversamente abili, bella scoperta! Ognuno nel suo campo; c'è chi sa fare una cosa che tu non sai fare, c'è chi sa sorriderti quando sei giù, c'è chi sa preparare la millefoglie, chi sa laminare il legno, c'è chi sa stare zitto, chi sa fare lo jodel e chi ti sa otturare i denti.
Allora, se proprio vogliamo, io sono diversamente magra, diversamente diplomatica e diversamente bionda. Le mie ginocchia, invece, sono diversamente sane! E pensare che ho un'amica diversamente maggiorata, una diversamente alta e una diversamente bella; ho un amico diversamente bianco, uno diversamente etero e uno diversamente superdotato.
Che poi, altra cosa: perché uno è diversamente qualcosa di positivo? Non è autodiscriminante? Non sarebbe meglio che fosse diversamente qualcosa di brutto?
Per esempio: io sono diversamente bassa, diversamente strabica e diversamente acneica.
Alla fine dei conti, chissenefrega del termine che uso. Posso dare del negro a un mio amico, se lo faccio con affetto. Gli piace di più essere chiamato negro con un abbraccio e un sorriso quando lo incontro, piuttosto che di colore con imbarazzo mentre qualcuno gli stringe la mano. E credo che sia meglio che io ti sorrida e ti parli senza peli sulla lingua, piuttosto che rinchiudermi nel politically correct ed essere falsa. O diversamente sincera.
Spero sinceramente che nessuno si offenda per questo sproloquio, in ogni caso. E penso ai miei amici che sono diversamente qualcosa, all'Uomo Pizza, all'Uomo Bionico, a Tauto-Girl, ad Africa, a Narcolet-Man e a tutti quelli che a quest'ora non mi vengono in mente. E a tutti quelli come me che sono diversamente qualcosa e forse non lo sanno.
glendora si è espressa mercoledì, 27 agosto 2008 alle 02:45
a proposito di spocchia
Ad agosto Milano è più o meno un mostro. Se sei anche solo un po' debole, ti uccide. E' immensa e vuota.
Se fossi da solo con te stesso probabilmente te la caveresti, rimani con i tuoi pensieri, le tue cose da fare, la spesa (obbligatoriamente attraversando la città torrida coi mezzi che non passano mai), dormi fino a tardi, ti trascini da un centro commerciale a un cinema, alla ricerca dell'aria condizionata.
Invece non sei da solo. A Milano restano un sacco di uomini soli, che nella gran parte dei casi si sentono in dovere di commentare la tua canottiera (anche volendo, non ce la farei ad affrontare l'estate con un dolcevita a collo alto). E restano gli anziani, che siccome hanno la famiglia in vacanza, se ti acchiappano ti raccontano ancora una volta di quando, quella volta, in guerra... Ci sono le piante e gli animali dei vicini, da annaffiare e nutrire, cercando di non fare confusione tra le due cose. Ci sono quelli che magari durante l'anno non frequenti, ma che ad agosto non hanno nessuno con cui stare e ti si appiccicano in grande stile.
Il mio agosto si compone prima di tutto di ufficio.
Avendo scoperto in età molto precoce di odiare il mare d'estate, abbinato al caldo, alla sabbia, alla gente, al sale, ai bambini che urlano, alle ustioni (ok, la smetto, ma potri continuare), ho deciso che la cosa migliore fossero delle vacanze in luglio e a settembre. Questo comporta stare in ufficio quando non c'è nessuno e non c'è molto da fare, sfruttando al massimo l'aria condizionata quando fuori ci sono 40 gradi, mollando poi il colpo quando in ufficio ricominciano le grane. Un punto per me.
La sera è un altro paio di maniche. L'intero fisico si conforma in stile "estate". Il sedere assume una forma completamente compatibile con quella del divano. Le mani si solidificano come pinze e non combiano più posizione. Nella sinistra si incastra perfettamente una lattina di birra, nella destra un telecomando.
Il caldo è talmente torrido che non basta tenere acceso il ventilatore, essere nudi e aver creato delle correnti che neanche in riva all'oceano. Bisogna anche limitare al massimo i movimenti, tipo lucertola. Quindi, si va in bagno il meno possibile, si muove la spalla sinistra per portare la lattina alla bocca e il pollice destro per cambiare canale. Non si cucina. Non si fanno le pulizie. Non si lava, non si stira, non si mette in ordine. Al massimo ci si trascina al frigorifero a prendere un'altra birra.
Poi si esce. Regolarmente tardissimo, quando i marciapiedi hanno finito di restituire la calura accumulata. E ovviamente non se ne parla di fare cose tipo andare a ballare. Cinema. O al massimo Colonne di San Lorenzo, seduti con un'altra birra in mano.
Tutto questo per dire: aiuto, sto diventando un'alcolizzata!
Aggiungiamo un punto d'orgoglio: un barista mi ha regalato una maglietta con scritto V.I.D., che sta per Very Important Drinker.
E nonostante tutto ne sono molto fiera!
glendora si è espressa venerdì, 08 agosto 2008 alle 17:24
a proposito di spocchia
E' poco che scrivo in un blog. Sono curiosa, vado a curiosare nei blog degli altri, ma è per questo che sono lì, no? E siccome, oltre che curiosa, sono anche puntigliosa e rompiballe, c'è tutta una serie di cose che non riesco a sopportare.
Tutti quei blog (troppi) di persone di cui nel profilo leggi "assolutamente pazza!" o "fuori di testa" o cose del genere. Ma parli sul serio? Ma sai di cosa stai parlando? Che cosa intendi? Forse non hai mai visto un pazzo vero. Oppure non conosci abbastanza gente. Non ho mai incontrato nessuno nella mia vita che fosse definibile con la parola "normale". Nessuno. O sono tutti pazzi, oppure rientra nella normalità avere qualche rotella fuori posto. Ce l'hanno tutti. Smetti di darti tanta importanza perché cammini senza ombrello sotto la pioggia o canti a squarciagola sotto la doccia. Lo fanno in tanti. Anche io. D'altra parte, non l'ho inventato io che "da vicino nessuno è normale".
Per non parlare di quelli che scrivono come se fosse un codice Morse. Che problemi avete? Non riuscite a cogliere la differenza tra un post e un sms?
Meravigliose anche le mamme. Tutti ne conoscono almeno un paio, così: hanno appena avuto il primo figlio, generalmente. Hanno un bambino che cambia loro la vita e decidono di aprire un blog per raccontare per filo e per segno di ogni rigurgito del lattante. A volte iniziano anche prima, da quando scoprono di essere in dolce attesa, così possono raccontare a tutti delle loro nausee o dei centimetri del girovita che aumentano inesorabilmente. Passano così mesi, in cui veniamo a conoscenza della consistenza delle feci del pargolo in diretta, minuto per minuto. Finché un giorno entra in scena la Perfida Amica. In genere è un'amica, ma potrebbe essere il Perfido Cugino, il Perfido Compagno, la Perfida Vicina di Casa o chi volete. Fatto sta che la Perfida Entità entra in scena e lancia la battuta alla neo mamma: "Ehi, ma da quando hai procreato non parli di altro che di pannolini!". La mammotta entra in crisi, prima insulta l'improvvido interlocutore, poi ci pensa, si rende conto che è vero e inizia a parlare del suo essere ormai una produci-latte, si deprime e lo racconta a tutti, facendo rimpiangere la telecronaca degli omogeneizzati.
O quelli che non azzeccano un verbo che sia uno. Per non parlare delle H, queste sconosciute, degli apostrofi o delle famigerate K. Come pretendi di scrivere qualcosa di sensato o di minimamente interessante-coinvolgente se non sei ancora riuscito a passare la terza elementare? Ah, già, dimenticavo che sei completamente pazzo (faccine e simboletti a profusione).
E i depressi? Quelli sono i migliori. Grafomani che vomitano intenzioni di suicidio e ostentano affezioni da anoressia-bulimia-autolesionismo e chi più ne ha più ne metta. Mi limito a far notare che chi vuole suicidarsi di solito lo fa, non scrive poemi epici utilizzando lettere estranee all'alfabeto italiano per far sì che qualcuno lo convinca a non farlo, così si sente importante. Non voglio essere fraintesa, conosco perfettamente la gravità di queste malattie, ma una cosa è certa: non si sono mai viste persone che ne soffrono che vadano a sbandierarle apertamente. Com'è giusto che sia, d'altra parte. A questo punto controllate di non avere una sindrome di Münchhausen, piuttosto.
Oddio, gente, se parlarne aiuta, parliamone! D'altronde è la stessa cosa che faccio io.
Non lo so, la realtà è che sono stanca e tutto mi irrita, stasera.
E se è vero che le cose che danno più fastidio negli altri sono quelle che riconosciamo anche in noi stessi, mi do la buona notte facendomi un esame di coscienza, ripensando che fino a poco tempo fa ero un'adolescente dark anch'io e che da qualche parte nel vuvuvu ci sono ancora le prove. Quindi è meglio che la smetta di criticare e me ne vada a nanna.
glendora si è espressa martedì, 17 giugno 2008 alle 01:21
a proposito di spocchia
Mi imbatto in questo articolo. Beppe Severgnini, sul Corriere.
A parte la stima verso il giornalista, che, a prescindere dall'argomento trattato, ha la gran capacità di far sorridere e di interessare anche me, che notoriamente non leggo giornali.
A parte che sono interista, da sempre, e che domenica mi sono esaltata come poche altre volte, che ho fatto tardi, che sono rimasta in Duomo a urlare fino alle 3 di notte, che sono tre giorni che mi vesto di nerazzurro, nonostante la gente abbia smesso di farlo e inizi a guardarmi anche un po' storto.
Penso che essere interisti sia un modo di vivere. E' una scelta. O una presa di coscienza.
E' un dato oggettivo: gli interisti sono sfigati. Non ce n'è. Siamo sfigati, tutti, dal primo all'ultimo.
E se non siamo sfigati siamo sognatori, lontani dal mondo. Basti pensare ai nostri gentiluomini storici, come Bergomi e Facchetti, dei signori in campo, fuori posto come un maggiordomo incravattato ad un rave party. Non è sempre stato così, abbiamo avuto anche noi i nostri squali, come il mitico Lorenzi o quello che secondo me è il suo grande erede (non come gioco, come stile), Materazzi.
Questo comporta due atteggiamenti: quello dei vincitori, sempre e comunque, come i milanisti, gli juventini, i romanisti e chi più ne ha, più ne metta; e quello dei perdenti sempre e comunque, cioè noi, gli interisti. Così, quando vinciamo, chiediamo scusa. Perché non siamo al nostro posto. Perché il nostro destino è quello di ultimi dei primi e qui, in cima, non ci dovremmo essere. Quindi vinciamo in sordina, ci sentiamo un po' fuori luogo ad esultare in giro per la città e se qualcuno ci guarda male abbassiamo anche un po' lo sguardo. Ci troviamo sì ad infierire sui cugini, o sui gobbi, ma con bontà, in fin dei conti, senza cattiveria. Non siamo capaci, come hanno fatto a noi per 17 lunghi anni, di infierire sugli altri con cattiveria. Sì, lo sfottò scatta, ma sempre con un po' di remora. Sarà che ci ricordiamo fin troppo bene com'è, essere trattati comunque da perdenti, essere insultati a ogni piè sospinto.
Loro, i vincenti, dall'altra parte non sono capaci di perdere. Non si arrendono. E se la gazzetta, impietosa, da giorni scrive solo in nerazzurro, a loro non importa. E quindi lo scudetto è rubato, saltano di nuovo fuori vecchie storie, l'inter vince per i favori degli arbitri, è facile vincere se si ruba, allenatore e giocatori sono tutti drogati e così via.
E' innegabile, noi non ci sentiamo al nostro posto e loro non si sentono al loro. Non lo dico con arrabbiatura, è solo una riflessione che facevo in questi giorni, in una città che orgogliosa vede campeggiare alle finestre bandiere nerazzurre e pochi coraggiosi portano ancora addosso magliette, sciarpe e cappellini.
Mi piacerebbe che chi normalmente vince da uomo impari a perdere da uomo. E mi piacerebbe che chi di solito perde da eroe, riesca anche a vincere, da eroe. Perché quella di quest'anno è stata una corsa da eroi, checché se ne dica.
Chiedo scusa a Severgnini se prendo in prestito le sue parole per chiudere il post.
"E adesso, cosa dite? Lo scudetto del 2007 era troppo facile, lo scudetto del 2006 era troppo formale, lo scudetto del 1989 era troppo lontano. Questo, vi piace? A noi, molto."
glendora si è espressa martedì, 20 maggio 2008 alle 16:39
a proposito di spocchia, interismo