
Pensavo che se muoio adesso nessuno sa cosa farsene del mio corpicione, né come organizzare il mio Funeral Party. Quindi lascerò delle indicazioni.
Innanzitutto donate tutto il donabile (organi a chi aspetta il trapianto, vestiti ai poveri, capelli al premier, eccetera).
Poi non mi interessa dove mi piazzate, ma, se decidete per la tomba, io propenderei per una foto in cui faccio una faccetta buffa, o almeno che me la rido. Evitare doppi menti, grazie (questo dovrebbe anche restringere ampiamente il campo delle foto papabili). Per la frase, lascio al vostro estro.
Al funerale in sé, fate quello che volete, vestitevi di nero, di verde o di viola, frignate o ridete, ascoltate seriamente o tirate palline di carta al prete con la penna bic, fate discorsi strappacuore o broccolate le amiche single che partecipano... Quello che vi sentite, io di sicuro non mi offendo.
Però. Però dopo ho degli ordini precisi. Ah, sì. E guai a chi sgarra.
E' la mia giornata, decido io. Punto.
Voglio un Funeral Party.
Non sto scherzando.
Noleggiate un salone e allestitelo con un tavolo gigante strapieno di roba fritta e con una gigantesca grigliata, bibite, buon vinello, tutto quello che soddisfi i vostri stomaci. Al Nano l'onere di pagare il banchetto (a proposito, gli lascio tutto). Non dimenticatevi qualcosa di dietetico e vegetariano per gli amici a dieta o mangia-broccoli.
Ma poco, che a me piace la carne al sangue.
Dopo il funerale, quindi, tutti nel salone che se magna. Ma non solo.
Dall'altra parte del salone, un palco. Tutti quelli che conosco e che suonano una qualunque cosa, che suonino! Un'ora, un minuto, Frà Martino con un dito solo su una tastiera, black metal, un assolo di triangolo, l'opera omnia di Mahler trascritta per bassotuba e trio di oboi, la musica della Barilla fatta col piffero... Non mi importa. Si balla, si suona e si canta! E chi non sa cantare, suonare o ballare, può sempre cimentarsi con una sfidona di Air Band.
Vietato piangere, vietato fare le facce tristi, vietato fare tappezzeria.
Apprezzato vestirsi da scemo, tipo festa a tema, apprezzato uscire brilli, sudati e scarmigliati con lo stomaco pieno, apprezzati i balli di gruppo (vendetta dall'aldilà!), i trenini da Capodanno e i gioconi da oratorio.
Mi piacerebbe molto, se tutti i miei amici si trovassero a fare musica insieme, a cantare, ballare e giocare. E che mi dedicassero tutta la musica di quella giornata.
A proposito! Tipo al DJ della festa, posso chiedere una canzone?
Mi dedicate But not tonight dei Depeche Mode?
Me la cantate tutti insieme? Grazie! :)
Ora scusate, ma ho un Funeral Party che mi attende.
Ed eccomi di ritorno dal mio Band Camp.
Non è un campo della banda, è un corso estivo di musica, con tanto studio e concerti da fare, ma ormai sono talmente abituata a sentirlo chiamare così dagli amici che mi ci sono affezionata. Quindi, per l'undicesimo anno consecutivo, ho passato i miei 12 giorni in un paesino sperduto del Trentino, con un'altra settantina di disperati, a suonare dalla mattina alla sera, vessati da maestri e accompagnatori.
Il Campo della Banda ha iniziato più giovani degli scout, ha preso generazioni di ragazzini innocenti e li ha restituiti al mondo sottoforma di ninfomani, allucinati, disadattati, alcolisti e maniaci della musica.
Dopo anni in cui ci vai, ormai conosci tutti. Sai con chi passerai le tue serate, sai che quello là dopo un grappino non sta più in piedi, sai che l'altro ci prova con tutte, sai che quella compagna di stanza è da evitare perché russa come un trattore, sai che in quel bar in fondo al paese ci vanno i maestri, quindi se vuoi fare cazzate è meglio evitarlo, sai che quel tizio ha la personalità multipla, quindi se non ti saluta forse è solo perché a quella personalità ancora non ti sei presentata, sai con chi hai voglia di suonare e con chi no.
Beh, sto per scrivere qualcosa di noiosissimo, ma sono stata felice. Con PhZero, che è l'unica persona al mondo più acida di me. Con mio fratello, cui bisogna riconoscere che è coglione almeno quanto me. Con Antonio e le nostre imitazioni. Con Rolo e i suoi tormentoni (tre quarti dei tormentoni che propino ai miei amici vengono da lui!). E soprattutto con Tia, a chiacchierare, a suonare (come dimenticare la Guglielma e il Pastor Fico), a farmi la pipì addosso sulla panchina perché ho riso troppo, a bere grappini, a giocare a biliardo, a imboscarci nel parcheggio, a fare la colazione dei campioni con Montenegro e anelli di cipolla fritti, a fare i pisolini in camera sua, a fare gli scherzi al telefono, a scambiarci le suonerie stupide, a ripetere all'infinito FICO! e FORTE!, a maltrattare i violisti, a rubare le chiavi delle stanze degli altri per andarci dentro, mollare un paio di puzze e scappare, a mandarci i messaggi a un metro di distanza, a ingannare la cameriera per farci portare il doppio dolce, a sorbirci le menate dei maestri perché eravamo sempre imboscati, ad ascoltare Allevi dal suo iPod, a farci le boccacce in orchestra per far rider l'altro e farlo sgridare dal direttore, ad ascoltare le battutine degli altri su di noi, a spiegare a tutti che siamo solo amici, a lasciar perdere perché tanto non ci credeva comunque nessuno, a non fare niente, a guardare l'orizzonte seduti insieme, a fare qualunque cosa l'altro dovesse fare, anche se tu non dovevi farlo, chissenefrega, basta farlo insieme. A ricordarci che non sempre si può avere quello che si vuole. A pensare che probabilmente per un altro anno non ci rivedremo.