Quando esci la mattina che hai appena lavato la faccia e l'aria gelida ti fa ghiacciare l'acquetta che è rimasta nelle orecchie. Il reggiseno che si slaccia, che sei in mezzo alla gente e non puoi metterlo a posto. Quelli che ti si mettono dietro tipo gufo a vedere quello che stai facendo. Quelli che fanno sorrisi falsi e si fanno beccare. Il gattino Virgola. Quando hai le unghie lunghe, una si rompe e devi tagliarle tutte. Quando ti scopri di notte e ti svegli ghiacciato. Perdere l'autobus. Aspettare l'autobus dopo. Trovare l'autobus dopo stracolmo. Rendermi conto a fine giornata di avere uno spinacio tra i denti.
- et Amo -
Quando a primavera esci sul balcone e fa più caldo che in casa. I capelli sulla schiena. Guidare a caso finché non mi perdo sul serio. Gli abbracci avvolgenti. Johann Sebastian Bach. Gli uomini con un po' di pancetta pelosa. Le risate a mille decibel, che si voltano tutti. La musica. Come ti senti addosso i vestiti dopo la piscina. Nuotare. Leggere. Cantare in macchina (com'è possibile che in macchina da sola sono intonata?). Suonare. Le tabelle di Excel. Giocare con la pellaccia del gomito. Piangere per le canzoni, i libri, i film... L'odore di benzina. Zlatan Ibrahimovic.
- Ma quête -
Rêver un impossible rêve
Porter le chagrin des départs
Brûler d'une possible fièvre
Partir où personne ne part
Aimer jusqu'à la déchirure
Aimer, même trop, même mal,
Tenter, sans force et sans armure,
D'atteindre l'inaccessible étoile
Telle est ma quête,
Suivre l'étoile
Peu m'importent mes chances
Peu m'importe le temps
Ou ma désespérance
Et puis lutter toujours
Sans questions ni repos
Se damner
Pour l'or d'un mot d'amour
Je ne sais si je serai ce héros
Mais mon coeur serait tranquille
Et les villes
s'éclabousseraient de bleu
Parce qu'un malheureux
Brûle encore,
bien qu'ayant tout brûlé
Brûle encore,
même trop, même mal
Pour atteindre à s'en écarteler
Pour atteindre l'inaccessible étoile.
- Jacques Brel -
Leggo un articolo, parla di un professore accusato di molestie nei confronti di due allieve del Liceo Classico Cesare Beccaria di Milano.
...mmm... è il mio liceo...
Copio e incollo spudoratamente dal Corriere online: Una fama solida — e riconosciuta da tutti — di «bon vivant»: bell’aspetto, 59 anni portati alla grande nonostante la pensione vicina, fisico asciutto, origine napoletana, piglio deciso.
Non c'è dubbio. E' lui.
E' l'uomo che per tre anni ho amato spudoratamente, che è stato in grado di far entrare qualcosa di greco e latino nella mia testaccia vuota, colui che solo, in corpo docenti che mi odiava, è sempre stato dalla mia parte, nonostante i vestiti neri, le borchie, il cerone, l'aria cattiva e l'ignoranza sconfinata.
Lui, che riusciva a farci leggere le più noiose opere della terra facendo il teatrino, con battute esilaranti e racconti interessantissimi su come fosse in realtà la vita all'epoca... Non solo ce le faceva sorbire, ce le faceva apprezzare.
Scriveva libri per la scuola di greco e latino e -parliamone- gli unici di cui mai abbia capito qualcosa.
Parlava in greco. Antico.
Sapeva tutto. Di qualunque argomento.
L'ho amato io, come lo abbiamo amato tutti.
Beh, forse io un po' di più :)
Fatto sta che non ci credo assolutamente.
Faceva le preferenze? Sì. Conoscete prof che non le facciano?
A favore del gentil sesso? Sì. Conoscete prof che non lo facciano?
E' stato sposato due volte? Sì. E allora?
Sono entrambe ex allieve? Sì. E allora?
Un indizio, due, tre, dieci, cento, anche mille indizi non hanno mai fatto una prova che fosse una.
Sono di parte? Sì. Assolutamente. L'ho amato alla follia. Ha fatto tantissimo, per me, ed è una cosa che non posso dimenticare.
Prof, sono con te, non mollare!!!
glendora si è espressa giovedì, 17 settembre 2009 alle 16:15 a proposito di missing, mito vero
Ci sono cose che fanno tornare bambini. Tornare in alcuni posti, sentire una determinata canzone, oppure odori, sapori, rumori, bla bla bla.
Pensandoci di sfuggita... wow, che figata!
Ma fermiamoci un attimo a riflettere.
Mettiamo che una glendora qualunque abbia passato due settimane delle sue ferie a lavorare in Romania, più precisamente in una baraccopoli. E mettiamo che la stessa glendora abbia poi riviso i suoi amici-volontari conosciuti in Romania, tra le altre volte, anche lo scorso week end, a Ferrara, al Buskers Festival. Mettiamo anche che le condizioni igieniche non fossero il top e che si stesse tutti ammassati. Mettiamo poi che questa fantomatica glendora abbia poi passato l'ultima settimana di ferie a sua disposizione facendo un trekking tra i picchi delle Dolomiti (OT: le tre cime di Lavaredo in tedesco si chiamano Drei Zinnen...).
Ecco. Cosa ci sarebbe di male, se, intorno ai 2400 metri di altitudine, in un rifugio lontano da tutto e tutti, a sole sei ore di cammino verticale dal primo avamposto della civiltà, questa immaginaria glendora facesse un triplo carpiato nella sua infanzia?
Niente - verrebbe da dire. Anzi!
Così, glendora sta lì.
E' seduta al tavolo del rifugio.
Ha davanti un the caldo col rum e lo beve con calma, perché le fa male tutto, braccia comprese (sono due giorni che non mette il reggiseno, perché non riesce ad allungare le braccia dietro la schiena fino a raggiungere il gancetto).
Fissa il vuoto e ricapitola tutti i dolori che ha, suddividendoli per categoria: i semplici graffi, i lividi, le vesciche, la carne squrciata per un taglio particolarmente profondo, le storte, gli stiramenti e quella strana macchia viola intenso sulla coscia.
Ed ecco. Lo sente.
Quello strano prurito, sulla nuca.
Beve un altro sorso del suo the.
Appoggia la tazza.
Si gratta la nuca.
Riporta la mano verso la tazza.
E lì, sul dito, lo vede.
Un maledetto, strafottuto PIDOCCHIO.
No. No. Non è reale. Non è possibile.
Non si possono avere i pidocchi dopo i sette anni, è vietato per legge, mi pare, no?
No.
Ed eccolo, il nostro salto nel passato, il nostro bagnetto nell'infanzia.
Schiuma mefitica in testa.
Lavarsi assistendo alla caduta libera di animaletti neri e morti sul piatto della doccia.
Ore con amiche che ti tolgono ovetti morti dalla testa, coadiuvate da pettini che hanno molto della tortura medievale.
Prurito continuo.
Rifiutarsi di abbracciare e baciare chi si incontra, per non contaminarlo.
Dover spiegare il perché.
Chemmerda.
glendora si è espressa lunedì, 07 settembre 2009 alle 20:02 a proposito di missing
Gli occhi di una mocciosa. Mi guarda, dal basso, mi arriva all’anca. Mi ha presa per mano, almeno un’ora fa, e mi sorride. Ha gli occhi enormi e neri, non se ne vede il fondo, e un sorriso meraviglioso e sdentato. Mi guarda e mi sorride e io le rispondo al sorriso. Ogni tanto mi distraggo, guardo anche altri bambini. Allora lei prende la mia mano e si fa le carezze sulla guancia. Allora le rivolgo di nuovo l’attenzione e lei, con la mia mano che sembra enorme stretta tra le sue, appoggiata alla sua guancia, guarda di nuovo verso di me e mi fa un sorriso di sole.
Gli occhi di una volontaria. Non capisco mai niente, di quello che dice, parla solo rumeno, non ha fatto la scuola. Ci guardiamo e basta. Quando ha troppi bimbi che le stanno addosso, magari arrivo di corsa e gliene porto via un po’, oppure glieli metto in fila, o in cerchio. Allora alza lo sguardo. Mi guarda, dolcissima. Non dice niente, ma dice tutto.
Gli occhi di un’amica. Una che nella sua vita avrebbe pensato tutto, meno che essere lì. E che alla fine capisce anche un po’ di più quelli che passano la vita, così. Un’amica che solleva lo sguardo dal bambino che tiene per mano, un bambino così sporco che nessuna persona sana di mentre toccherebbe senza averlo disinfettato. Occhi che sanno una cosa in più, una cosa meravigliosa.
Gli occhi di una ragazza. Una che porta il sole ovunque vada. Una ragazza che sorride, mentre prende in braccio un bambino sporco. Sorride, mentre lava i bagni usati da una quarantina di persone. Sorride mentre lava i piatti o serve la cena, mentre è sfinita per aver corso troppo con i bambini. Poi si ferma, si perde un attimo a pensare, chissà a cosa, fissa nel vuoto. La chiami e si volta, ti sorride felice, mentre quel blu ti entra nel cervello.
Gli occhi di un amico. Quello che mi ha fatto il regalo più bello che io abbia mai ricevuto. Un amico che si è studiato di notte il testo e gli accordi della canzone che mi piace. Un amico che mi sveglia e mi porta fuori dalla stanza in cui dormiamo, dicendo “non ti prometto niente”. Che mi fa sedere nel gazebo. Che canta e suona per me la canzone che volevo. E quando finisce e alza lo sguardo e vede che sto piangendo, con il sorriso più bello del mondo e gli occhi pieni di bene mi chiede se la può suonare per me ancora una volta.
I miei occhi. Che ridono. Che piangono. Rossi per la polvere. Che si chiudono per la stanchezza. Che in pochi giorni hanno vissuto quanto basterebbe per una vita. Che hanno dato tutto. E tutto hanno avuto.
glendora si è espressa mercoledì, 19 agosto 2009 alle 13:17 a proposito di missing
Ci sono luoghi, cose e persone che hanno un determinato suono, colore, odore, sapore...
La casa di mia nonna non è lei, se non c'è quella luce arancio che entra dalla finestra. L'estate non è estate, se non inizia col rombo fastidioso del Raduno dei Centauri ad Alessandria, seduta sul balcone con le gambe che penzolano infilate nella ringhiera a guardare la sfilata. Giugno sa di Calippo al Chinotto. Il mio letto non è accogliente, quando ha le lenzuola pulite; non hanno né la giusta morbidezza né il giusto odore, sanno solo di pulito, non di glendora. Il piccolo bebisitterato sa di sciampodeicartoni. Quando vedo alcune persone devo vestirmi per forza di nero. I cracker, se li mastichi tanto tempo e te li tieni in bocca, dopo un po' hanno lo stesso sapore che avevano quando eri piccolo. E via dicendo.
Oggi sono tornata a Pavia e ho rifatto in macchina quel viale che avrò percorso decine e decine di volte.
Era un viale anonimo, fino al 9 marzo 2007.
Quel famigerato giorno ci sono passata con la Freccia delle Dolomiti (la mia Opel Cosa) e una radio ha gracchiato della morte di Brad Delp, con tanto di piccolo excursus sui Boston e passaggio (incredibbile, alla radio!) di More Than A Feeling, canzone che amo e che quando sento "quella di Scrubs!" mi girano le balle.
Beh, da quel giorno (compreso oggi che invece della Freccia avevo Lamelia), ogni volta che passo dal vialone, collego l'iPuddu all'autoradio e mi ascolto More Than A Feeling. Tributo irrinunciabile, non tanto ai Boston, né, tantomeno, a Brad Delp, quanto piuttosto alla mia sindrome ossessivo-compulsiva.
glendora si è espressa venerdì, 27 febbraio 2009 alle 19:50 a proposito di missing, puntini
Che dire? Che era un vecchino dolcissimo? Che mi ha sempre coccolata un sacco? Che era simpatico con tutti? Che lo amavo tantissimo?
Di tutte queste, solo dire che lo am(av)o è vero.
Per il resto...
Era un rompicoglioni. Di quelli mondiali. Di quelli che insultava la gente per strada, che faceva lo spocchioso sulla sua BMW in pelle umana, che se attaccava coi comunisti (i rossi) o, peggio ancora, i catto-comunisti (i temibili culi gialli) era la fine. Che raccontava sempre le stesse barzellette che ormai non facevano più ridere nessuno. Che se partiva coi discorsi di guerra dovevi sforzarti di non piombare al suolo narcotizzato. Che ti metteva in imbarazzo davanti a tutti facendo battute sconce in toscano. Che da quando hanno messo la messa in italiano e hanno tolto quella in latino non è più andato in chiesa. Che Berlusconi salverà l'Italia. Che se gli telefonavi per sentirlo ti chiedeva cosa volevi e se non avevi niente da dire ti chiedeva "...e allora cosa rompi i coglioni?" Che seguiva la borsa. Che se qualcuno gli rompeva le scatole durante il pisolino era intrattabile tutto il giorno. Che sbraitava contro i negri e i terroni.
Lo stesso nonno che se avessero toccato con un dito me o mio fratello avrebbe fatto una strage. Che ci dava i dolci di nascosto dalla mamma. Che potevamo vedere tutta la tv che volevamo. Che ci faceva passare interi pomeriggi al bar Zerbino, davanti alla stazione, a guardare lui e gli altri vecchi che giocavano a carte o a videopoker con un'acqua e menta con la cannuccia in mano. Che si vantava con tutti gli altri vecchi dei suoi nipoti. Che è da quando mi ricordo che l'ho sempre sentito dire che ce n'aveva per tre cahate. Che ha cercato inutilmente per anni di insegnarci a giocare a golf. Che però ci ha fatti diventare dei draghi delle carte. Che la sera era gelato e gazzosa con un goccio di birra. Che mangiava il prosciutto e il pollo con le mani ridacchiando come un bambino, solo per fare arrabbiare la nonna. Che ci ha insegnato cos'è il bene, cos'è il male e che cos'è rompere i coglioni. Che ha sempre aiutato mio fratello a smontare tutte le cose elettroniche della casa e poi nessuno dei due sapeva mai rimontare niente. Che faceva le parole crociate con l'enciclopedia e mi chiedeva aiuto se non riusciva a finirle. Che faceva finta di non saperle finire per farle insieme a me.
Quindi invece di stare qui a piangere davanti a uno stupido schermo, ho deciso di pubblicare le sue barzellette preferite, quelle che ogni volta che le sentirò o le penserò, riderò tantissimo non perché siano divertenti, ma perché sono le sue.
Due siciliani si incontrano. Uno dice: "Che hai fatto oggi?". E il secondo:"Sono stato tutto il giorno sotto il portico, seduto sulla mia sedia preferita". "Ah! E che facevi?". "Aspettavo che le lumache mi passassero sullo stivale e quand'erano sopra le acchiappavo". "Ah, sì? E quante ne sono passate?". "Ne sono passate sette. Ma ne ho prese solo sei". "E la settima?". "M'è scappata!!!"
Dante Alighieri sta facendo il suo tour dei gironi dell'inferno insieme a Virgilio. Arrivano nel girone dei sodomiti, in cui un diavolo sta frustando alcuni dannati. Al vedere Dante lo getta a terra e inizia a frustarlo. Virgilio allora interviene e urla al diavolo: "Fermo! Non vedi che lui è Dante?". E il diavolo: "Dante o prendente, qui non si fa nessuna differenza!"
glendora si è espressa domenica, 15 giugno 2008 alle 16:39 a proposito di missing
Ieri pomeriggio se n'è andata Rock FM.
Che cos'è? Una radio. Né più né meno delle altre.
Di portata regionale, non arrivava sotto al Po, credo.
E si sentiva malissimo. Non solo male, proprio malissimo.
Uno dei nostri giochi preferiti era immaginare da dove trasmettessero.
A giudicare da come si sentiva, poteva essere dal frullatore.
Rock FM aveva un segnale pessimo, degli speaker poco famosi, anche se mitici (sfido chiunque a dire qualcosa del grande Ariele), sponsor sparuti e, un mese sì e l'altro pure, minacciava chiusura. Detta così... Rock FM era un po' una monnezza. Bisogna dire la verità. Magari cambiando frequenza in macchina ti capitava di beccarla, non prendeva in tutte le vie, se svoltavi senza preavviso potevi salutarla per qualche chilometro. La si prendeva in giro, sempre.
Ma, nel cuore di ogni metallaro o rockettaro del nord Italia, avrà sempre un posto privilegiato. Perché è stata l'unica amica quando eri l'unica metallara di un liceo della Milano bene. C'era anche quando ti sei trasformata in una darkettona e la gente ti fissava, in università. Non si è tirata indietro neanche quando, col passare degli anni, ti sei un po' tranquillizzata e ti sei trasformata in una rockettara che porta un po' di nero e un po' di metallo sul posto di lavoro.
Quindi grazie, Rock FM, e scusa per quando dicevamo che trasmettevi da un trattore, ci mancherai!
glendora si è espressa domenica, 01 giugno 2008 alle 15:30 a proposito di missing
Non la mamma, non il papà, non un giocattolo, non un nonmeloricordoerotroppopiccola.
Otis Redding.
Che a dire la verità fino a poco tempo fa non sapevo neanche che faccia avesse. Non sapevo cosa volesse dire essere un cantante famoso, non sapevo che fosse nero né tantomeno che fosse straniero. In realtà non sapevo ancora bene cosa vuol dire, straniero, intuivo vagamente che aveva qualcosa di strano, quel tizio lì, perché non capivo molto bene quello che cantava. Ma quando sei piccolo sono tante le cose che non capisci, rientra nell'ordine di cose non capire, quindi che il problema ce l'avesse lui (non sapeva l'italiano!) e non ce l'avessi io non mi era molto chiaro.
Ma quel Fa-Fa-Fa-Fa-Fa potevo cantarlo sì!
La prima cosa che mi ricordo è quella musica e il mio goffo papà, che alla domenica mattina metteva su il disco, mi prendeva in braccio e mi faceva stare aggrappata a lui mentre sballonzolava fuori tempo per la sala. Ma nei miei ricordi prendeva in braccio la sua paperotta e la portava a un ballo in abito da sera.
Oggi mi sono svegliata con questo ricordo e con la certezza che mi sarei alzata, sarei andata in sala e lì ci sarebbe stato papà, in braghette e camicia, con la barba sfatta e i capelli ancora neri, che mi prendeva in braccio e mi faceva ballare.
Oggi sorrido!
glendora si è espressa mercoledì, 23 aprile 2008 alle 18:25 a proposito di missing