Ebbene sì, dopo aver letto articoli e visto speciali e approfondimenti, non potevo esimermi dal dire anche io la mia sulla fine del mondo.
So che non vedevate l'ora. Comunque, con tutte le cazzate che sono state dette, una più, una meno...
Fatto sta che il mondo finisce. Oppure no. O forse cambia la polarità del globo. O le terre vengono completamente sommerse, come Atlantide alla fine del vecchio ciclo. Oppure si tratta di una rivoluzione spirituale e di 400 anni di pace in arrivo. O magari lo scontro di faglie su faglie porterà alla distruzione di tutte le costruzioni dell'uomo. C'è anche la possibilità dell'invasione aliena.
Tante cazzate. Non lo sa nessuno, piantatela di dire minchiate a manetta, che poi la gente va in panico!
Anche la sottoscritta si è lasciata tirare in mezzo da ste cazzate.
Primo step: il TERRORE.
La generalmente testa-sulle-spalle glendora viene travolta in una spirale di paura e panico. Notti in bianco, mani sulle guance tipo l'Urlo di Munch a urlare MORIREMO TUTTI!!!
Nonché a ripetere ossessivamente: "A come atrocità, doppia T come terremoto e traggeddia, I come ira diddio, L come laco ti sancue e A come adesso vengo lì e ti sfasc' le corna!"
Secondo step: INDIANA JONES.
Una avventurosa glendora inizia a informarsi sulle piante commestibili, quelle velenose, quelle curative, sugli animali più o meno pericolosi della Pianura Padana, su basi di medicina fai-da-te e su tutto quello che potrebbe essere utile sapere nel caso si ritrovi in una terra senza tecnologia, in preda alla flora e alla fauna imperversanti. In più, in preda forse a un delirio di onnipotenza, non si accontenta di immaginare come potrà sopravvivere al disastro, ma cerca anche di capire come svolgere le funzioni indispensabili al suo essere donna. Capisce quindi che in un mondo semi-primitivo non potrà liberarsi così facilmente dei peli superflui e prende il primo appuntamento per la depilazione definitiva. Non vorrei essere scambiata per un puma, tra le frasche. Per la serie, pensiamo all'essenziale.
Terzo step: l'AMMORBAGGIO.
Chiunque mi sia capitato intorno in quella fase è stato asciugato a oltranza sulla fine del mondo e su tutte le possibili teorie sull'estinzione. Onore al merito dei sopportanti (soprattutto Quella del Perfido Richard e lo Zio Gil).
Quarto step: I PROGGETTI.
Non sia mai che finisce il mondo e non ho combinato un cazzo nella vita. Durante questa fase penso che se avessi avuto la materia prima avrei almeno messo in cantiere un figlio.
Che poi, mettere in cantiere è proprio un'espressione scema, sembra che lo mandi a fare il magutt, con la cazzuola e il giornale a barchetta in testa.
Quinto step: E STICAZZI.
Dopo giorni di panico, glendora fa l'unica scelta fattibile per preservare la sua già seriamente minata salute mentale. Inizia a fregarsene. Finisce il mondo? E sticazzi.
Sesto e ultimo step: LA VENDETTA.
Ovvero, brutti maledetti che avete messo in giro sta storia della fine del mondo, mi avete rotto. Adesso ci penso io. Avete creato delle teorie del cacchio solo per mandarmi in panico? Bene. Allora anche io.
Devo diffondere la teoria più bella che io abbia sentito nelle mie peregrinazioni per informarmi. Ovvero che nel 2012 la terra entrerà in una bolla di plasma. Sì. Plasma. Bleah.
Questo schifo di plasma, impalpabile, invisibile, inodore e insapore, agisce sull'ipotalamo dell'uomo, causandogli visioni. L'uomo finirà perché sei miliardi di persone in preda alle allucinazioni si ammazzeranno l'un l'altro. Non è merdaviglioso???
Tra tutte ste peregrinazioni della fantasia di qualche cretino, allora, mettiamoci anche la mia. Credo che l'ipotesi più probabile sia che la fine del genere umano sarà causata da minchioni che fanno disastri, stragi e suicidi di massa in preda al terrore. Oppure dal ritorno dei dinosauri, miracolosamente in apnea da millenni ad Atlantide, nascosti in piramidi costruite dagli alieni.
glendora si è espressa mercoledì, 22 luglio 2009 alle 12:12
a proposito di delirio
Glendora pensava ingenuamente che fosse tristissimo che Cazzutissima e Scimmietta Ingorda si odiassero, volendo bene a entrambe. E quelle due non si potevano proprio vedere...
Poi un giorno Cazzutissima inizia un lavoro qui in ufficio, che la obbliga a venire tutte le settimane. Qui lavora la Scimmietta Ingorda, però! Mi aspettavo scintille, fuoco e fiamme.
E cosa c'è di peggio di due amiche che si odiano?
La risposta purtroppo è facile: due amiche che si coalizzano.
Prima di tutto decidono chi è l'uomo della mia vita. Sul serio. Così, a tavolino, hanno scelto l'uomo capace di rendermi felice per il resto dei miei giorni. Adesso passano pomeriggi interi a comporre e cantare canzoni e cori da stadio (di una volgarità disarmante, aggiungerei) sul suo conto.
A me viene da piangere.
Dieci anni di odio reciproco buttati così nel cesso.
glendora si è espressa giovedì, 09 luglio 2009 alle 18:16
a proposito di delirio
Oggi mi sono svegliata con un brufolo abnorme esattamente in corrispondenza del bullone della creatura di Frankenstein.
glendora si è espressa martedì, 07 luglio 2009 alle 17:00
a proposito di delirio
Oggi mi viene seriamente da vomitare. O da spaccare tutto.
A seconda dei momenti.
Oppure fare tutte e due le cose contemporaneamente.
Passi per le fotografie pubblicate su Facebook. Quegli album magnifici in cui tu, infame pezzo di merda, inutile e abominevole stronzo, ti abbracci con una (anagraficamente) donna di dubbio gusto e dai dubbi costumi etici e morali. Passi anche per gli stupendi paesaggi sullo sfondo.
Quello che non va è confrontare la tua stimatissima opera d'arte con gli album fotografici che avevi fatto con me e rendermi conto che sono IDENTICI! Ma come cazzo ti è venuto in mente, testa di minchia senza speranza, di andare CON LEI esattamente dove sei stato CON ME, di fare delle fotografie esattamente negli stessi posti, pure con la tua stessa faccia di cazzo... Dì la verità, sono le stesse foto, hai ritagliato me e incollato lei! Giovanni Muciaccia dei miei santissimi coglioni, proprio là dovevi andare? E non ti è ancora caduto lo scroto per le maledizioni che ti ho tirato?!?
E tu. TU. Coglione da competizione. Anche se me ne fregasse qualcosa di dove vai a morire tra le più atroci sofferenze, non credo che mi importerebbe cosa fai della tua vita dopo di me. In ogni caso, anche qui: passi che ogni due minuti mi esce su Facebook la notifica delle paroline dolci che scrivi a chicchessia; passi anche che la tua nuova fiamma è un puttanone da competizione con tanto di foto con succhiata sexy di lecca lecca; passi che avrà quindici anni meno di te... ma PORCA PUTTANA LURIDA!!! Non sei capace di inventarti delle stramaledette frasi NUOVE per fare il polipo marpione??? E' possibile che tu debba scriverle le STESSE PRECISE FRASI che hai scritto a me?
Tesoro, ti ricordo che è un mese soltanto che ti ho mandato affanculo. Se la presente Lolita in questione decidesse di mettere in funzione il suo neurone di riserva (quello titolare è impegnato a succhiare) e decidesse di premere la freccina in giù nella tua pagina per vedere cos'ha fatto il suo bello il mese scorso, non credi, ipocrita sacco di merda, che lo vedrebbe?
Mi chiedo, ma dove cazzo avete il cervello? Ma che gusto ci provate? Che cazzo di senso potrà mai avere? Con che coraggio prendete le cose MIE e le date a qualcun'altro? Le cose vissute CON ME sono MIE. Non si può prenderle e rifarle uguali con un'altra! Non ha senso!
Cos'è, vi fa sentire meno in colpa rivivere con "quella giusta" le cose giuste che avete vissuto con quella sbagliata? Il mondo è grande, ci sono tante cose da fare, da vivere, da vedere, ci sono milioni di esperienze, luoghi, viaggi, discorsi... Non potete crearvi una cosa VOSTRA? Una cosa che avete fatto solo voi due, senza prendere quello che è stato con me e buttarlo nel cesso?
Sono disgustata.
glendora si è espressa venerdì, 03 luglio 2009 alle 12:38
a proposito di delirio
Sembra strano, ma ho un piano.
Primo: scoprire come si chiamano i caganumeri del reparto gastronomia.
Secondo: procurarmene uno.
Terzo: installarlo in casa mia.
Quarto: trovare un modo in cui utilizzarlo.
glendora si è espressa giovedì, 28 maggio 2009 alle 12:04
a proposito di delirio
Sono seduta.
Non vedo molto bene perché porto degli occhiali da sole, ma davanti a me c'è un pubblico.
Devo essere su un palco.
E' tutto buio, soltanto su di me c'è un occhio di bue, che mi illumina.
Dal buio, improvvisamente, arriva il suono di un basso, una chitarra e una big band.
Conosco questa canzone.
Ed ecco che un faro illumina le quinte dal lato del palco opposto al mio.
E le vedo. Tre negrone gigantesche, vestite tutte uguali, con delle tette giganti e una pettinatura anni 50.
Camminano verso di me, di lato, come i granchi, con le mani a pinguino, sculettando, ancheggiando e facendo balonzolare le tette.
Le guardo meglio. Non sono donne di colore. Sono il Nano (detto anche mio fratello), la Vecchia Scrofa (detta anche Birdack) e Justin Timberlake (detto anche Giustino Lago di Legname), con la faccia dipinta di nero, le tette finte e la parrucca. Ancheggiano.
Sono veramente ridicoli, ma devo rimanere seria, sono su un palco...
Iniziano a cantare intorno a un microfono.
Ora riconosco la canzone.
Hit the road, Jack!
Cazzo, sono Ray Charles!
glendora si è espressa mercoledì, 20 maggio 2009 alle 18:30
a proposito di delirio
Per cause indipendenti dalla mia volontà, sono dimagrita di dieci chili.
Ci tengo a sottolineare che non dipende da me, sono contraria alle diete (per quanto riguarda me; gli altri facciano un po' quello che credono, basta che non mi rompano le palle che devono per forza mangiare sei foglie di gerbera rampicante dell'Illinois e robe malate del genere).
Mi sono cuccata 2 settimane di un'influenza che mi faceva vomitare tutto quello che mangiavo. Poi mi si sono infilati, uno alla volta, due denti del giudizio nell'osso della mandibola.
Un mese abbondante di digiuno forzato. Un lungo tempo in cui ho avuto occasione di riflettere.
Quindi, per la mia e vostra soddisfazione personale, ecco i dieci momenti di gioia del dimagrimento.
1. Calano le tette. Non ce n'è, una taglia se n'è andata. Osservato il rispettoso minuto di silenzio, parte la caccia ai reggiseno del liceo, naturalmente osceni. CONTRO.
2. Passo ufficialmente dalla categoria Sovrappeso Avanzato alla categoria Leggero Sovrappeso. PRO.
3. Diminuisce il numero di immigrati che mi fermano per strada (non è razzismo, è un dato oggettivo, agli immigrati piacciono le culone). PRO.
4. Aumenta il numero di italiani che mi fermano per strada (non è razzismo, è un dato oggettivo, agli italiani non piacciono le culone). CONTRO.
5. Non mi va più bene neanche un paio di jeans, senza cintura mi cascano, con la cintura fanno le borse tipo patello dei poppanti. CONTRO.
6. Devo fare acquisti di vestiario. E io ODIO fare shopping. CONTRO.
7. Nessuno si è accorto che ho perso dieci chili. CONTRO.
8. In realtà qualcuno se n'è accorto. Mia madre. Nonostante io sia passata da balenottera azzurra a orca semplice, mia madre ha deciso che sono anoressica, mi fa pubblicità sui disturbi dell'alimentazione, spignatta senza sosta e continua a chiedermi quanto peso (mai chiedere a un ciccione quanto pesa), se ho mangiato, cosa ho mangiato, quando mangerò la prossima volta. CONTRO.
9. Sono più figa. PRO.
10. Sono molle come un fico, non ho l'energia di fare niente. CONTRO.
Tirando le somme:
3 PRO. 7 CONTRO.
Dimagrire è una merda. Mangiare è fico.
glendora si è espressa mercoledì, 15 aprile 2009 alle 18:25
a proposito di delirio, essere donna oggi
Ora, ci sarà un qualche vantaggio a vivere a Milano!
A parte le solite fregnacce sul tutto a portata di mano e bla bla bla.
Dico, bellissima la provincia, stupenda la campagna, una meraviglia.
Ma almeno a Milano niente insetti, niente bestioline orripilanti che ti entrano in casa, non rischi di pestare una liscia di vacca...
Allora perché stamattina sono stata svegliata alle 6 da un comizio di una ventina di passeri rissosi appostati sul balcone???
glendora si è espressa venerdì, 03 aprile 2009 alle 10:47
a proposito di delirio
Stanotte ho sognato il mio matrimonio.
Purtroppo niente di rosa, zuccheroso e amorevole.
Innanzitutto non c'era lo sposo. Ma non nel senso che non era arrivato... Non c'era proprio! Non doveva neanche arrivare. Era così il matrimonio, c'ero solo io, tutto normale, nel sogno.
Me ne sto lì, sull'altare, quando mi rendo conto di essere vestita come Mary J. Blige nel video di As, con tanto di fedora in testa.
Improvvisamente si manifesta ai miei occhi un problema non indifferente: in chiesa non c'è abbastanza spazio per tutti gli invitati. Qualcuno -difficile determinare chi- mi fa notare che le montagne di subwoofer che ho fatto installare nella chiesa impediscono a tutti gli invitati di entrare. In effetti, tre quarti dello spazio disponibile sono occupati da pareti e cataste di subwoofer. Ma purtroppo non posso assolutamente farne a meno...
Poi improvvisamente mi ricordo di una cosa: mio fratello ha la varicella! Quindi non può venire al matrimonio, EVVIVA! Mi rendo conto che, in effetti, dove avrebbe dovuto sedersi lui ci sono 3 panche interamente libere, dove si possono accomodare tutti gli amici che ho conosciuto a Barga nell'estate del 1998 (non potevano mancare, dopo 11 anni che non ci sentiamo!)
Finalmente si può dare inizio al matrimonio!
Si accendono i subwoofer e viene mandata a tutto volume Satisfaction di Benny Benassi, che io posso ballare sull'altare, sempre vestita da Mary J. Blige e con le mossette da Rock n' Roll Robot di Alberto Camerini.
Beh, fatemi gli auguri, ora sono una signora! :D
glendora si è espressa mercoledì, 18 febbraio 2009 alle 11:40
a proposito di delirio
Ovvero: di come si perde l'amore per l'Architettura
Settembre 2003
Una glendora appassionata di architettura passa sotto il portale Ceretti & Tanfani, facendo così il suo ingresso ufficiale alla Facoltà di Scienze dell’Architettura di Bovisa.
Settembre 2005
Una glendora affannata e incazzata si presenta alla terza lezione del laboratorio di progettazione. Le prime due le ha perse, perché il sistema l’aveva iscritta di nuovo al primo anno, quindi finché non hanno sistemato le loro minchiate non sapeva in quale sezione andare.
Ma lei è fiduciosa. Ingenuamente pensa che due lezioni, su un laboratorio di 8 ore settimanali che dura 11 mesi pieni, non saranno un problema.
Un professore palesemente ipotiroideo ascolta le sue spiegazioni, poi le urla che non passerà mai l’anno, perché è una burocrate e una fallita.
Settembre 2006
Una glendora insonne da giorni si presenta all’esame di progettazione. Il Maledetto Ipotiroideo le fa l’esame. Alla fine sorride: “Il suo progetto fa schifo. Non è solo brutto, fa proprio schifo. È una vergogna per l’Architettura. Alle revisioni durante l’anno non le ho mai fatto nessuna critica, non perché andasse bene, ma perché era una causa persa. Ma sono un professore. Quindi, per quanto riguarda la risposta alle richieste del corso, io un 20 dovrei darglielo. Se non fosse che un anno fa le ho promesso di bocciarla. Mi dispiace, ma devo farlo, per correttezza nei suoi confronti. Arrivederci. Ah, dimenticavo. Non se lo sogni neanche, di dare l’esame a febbraio. Lei segue di nuovo tutto il corso. E il progetto cambia, quindi ricomincia da capo. E un’altra cosa: non le firmo nessun passaggio a un’altra sezione, non perda tempo a riempire moduli.”
Due giorni dopo
Una glendora ancora stordita, dopo aver calcolato che ci avrebbe messo almeno 5 anni a finire la triennale (Maledetto Ipotiroideo permettendo, che non è una cosa da dare per scontata) firma la sospensione degli studi.
28 settembre 2008
Ore 9.30.
Una glendora tutto sommato serena si reca in Bovisa per ottenere la certificazione degli esami dati.
La Bovisa è uguale. La stessa coda per girare dalla circonvallazione, lo stesso parcheggio impossibile, lo stesso Ceretti & Tanfani, vestigia di epoche sicuramente più felici.
Anche la reazione fisica è la stessa dei vecchi tempi. Il glendora-apparato digerente non regge lo stress e la mattina inizia con lo scatto da centometrista alla toilette.
Ore 10.
Rigenerata, mi avvio verso le segreterie. Devo andare in quella didattica o nella segreteria studenti? Neanche questo è cambiato: non si sa.
Prendo il numeretto alla più vicina: 289.
Guardo il tabellone: 13.
Guardo gli sportelli aperti: 2.
Che faccio, me li gioco?
Vado all’altra segreteria. Uno sgabuzzino con una trentina di disperati ammassati. Il numero non c’è. Sportello aperto: uno. Passo le due ore successive a giocare a memory con le facce di quelli in coda, per ricordarmi chi è prima e chi dopo di me.
Ore 12.30.
Scopro che dovevo andare all’altra segreteria. Lì hanno fatto passi da gigante, sono al 107, ne mancano meno di 200! Giubilo e tripudio.
Giro a caso per il campus. È uguale, a parte il gigantesco silos degli Animaniacs che è spuntato in un’aiuola.
Anche la gente è la stessa. Non intendo le stesse facce con occhiaie da antologia che trascinano modellini enormi. Intendo proprio le stesse persone. Ci sono gli stessi rastoni a farsi le canne nella stessa aiuola. Gli stessi fighetti che giocano a calcio nell’ovale.
Mi siedo nella fumera, sulla stessa panca. E ci sono gli stessi compagni con cui mi ci sedevo 3 anni fa. E sono ancora allo stesso anno.
È la stessa anche la percentuale etero di design, tendente pericolosamente allo zero.
È tutto così uguale che fa paura. Si discute su dove andare a pranzo. La tentazione del Morbidone è forte, ma poi ti ricordi che per lo smaltimento sono necessari due giorni e che causa ustioni di terzo grado. Si ripiega sulle macchinette. Tre distributori di bibite e due di merendine, per 6000 persone. All’una sono rimaste le schiacciatine alle olive e il chinotto. Come al solito. Un pranzo già visto. Buon appetito...
Solo l’omino delle macchinette è cambiato. Lo conosco, è un mio compagno del primo anno, che sostiene orgoglioso di essere l’unico della nostra annata che è riuscito a trovare lavoro grazie al Politecnico. Come dargli torto?
Ore 14.
Dopo 4 ore di coda mancano 81 persone. Vado a comprare il sudoku. Cerco un posto che venda una penna. Intorno ad Architettura ci sono copisterie a pioggia, con plotter che potrebbero stampare la pianta di Milano in scala 1:1 e materiale per modellini a babbo morto.
“Vorrei una penna”
“Disegno a china?”
“No. Una penna. Normale”
“Abbiamo un assortimento di pilot in 12 dimensioni e 110 colori!”
“No, guardi, una penna normale, per scrivere, va benissimo”
“Non ne abbiamo”
Silenzio.
“E una matita?”
“Micromina professionale! Di che dimensione?”
“Una matita, normale!”
“Ah, quelle di legno! Certo! A volte mi dimentico che qualcuno le usa ancora!”
Ride.
Cazzo ridi, beota.
“Di che tipo? B? H? HB?”
“Senti, una matita qualunque, devo farci il sudoku!”
Ride.
“Allora questa! Non c’è niente di meglio di questa, per fare il sudoku!”
Risate a profusione.
“Sono 6 euro e 90”
Coooooooooosaaaa???
Fanculo il sudoku.
Almeno il coglione ha fatto passare un po’ il tempo.
Ore 15.
Allo scadere della quinta ora ho davanti 30 persone. Uno dei due sportelli ha chiuso.
Ore 16.
Tocca a me. Mi siedo. Spiego quello che voglio. Il tizio striscia il mio tesserino, pigia un tasto ed esce il mio foglio.
Tempo netto di operazione: 7.4 secondi.
Tempo netto di attesa: 6 ore.
Voglio urlare.
glendora si è espressa martedì, 07 ottobre 2008 alle 17:58
a proposito di delirio