Insomnia


Inizia con una mail della Programmatrice Folle. Parla di un libro che ha letto e di cui va pazza.

Primo pensiero: Eccheccazzo me ne frega?

Poi leggo la parola magica: vampiro. Presto più attenzione e scopro che si tratta di un libro che parla di una ragazzina che si innamora di un vampiro. Beh, sai che novità, ci hanno già costruito degli imperi, su sta roba. Però mi vanto di aver letto praticamente tutto l’esistente sui vampiri…

 

Passa qualche giorno, sto vagando per l’Ipercoop alla ricerca di un nano da giardino per il mio amico sosia di Giuliano dei Negramaro, che tra l’altro non ha neanche un giardino. Passo nel reparto libri e lo vedo. Lui e il suo seguito, scontati del 50%. A una donna puoi dire quello che vuoi, puoi ragionare anche tutto il giorno, ma al 50% non può resistere, è una questione genetica. Posso resistere anche a Mauro Bergamasco, ma non a qualcosa che non mi serve, se è a metà prezzo.

 

Li compro e li ammucchio in camera. La glendora-stanza è provvista di diversi glendora-mucchi, in cui solo io so trovare le cose. C’è il glendora-mucchio di spartiti, il glendora-mucchio di appunti, il glendora-mucchio di zaini, il glendora-mucchio di vestiti, il glendora-mucchio di libri letti e il glendora-mucchio di libri da leggere. In quest’ultimo mucchio restano qualche giorno.

 

Una mattina acchiappo il primo libro da leggere in autobus. La sera sono a metà. Manca poco alle 4, quando lo finisco. Il mostro si è svegliato.

 

Secondo giorno, secondo libro. In ufficio ogni ora mi premiavo con un capitolo letto in bagno di nascosto (chissà cosa hanno pensato). Verso le 5 mi rendo conto che sono a metà libro. Panico. Mi vesto di corsa, dico al capo che mi spiace molto, ma ho proprio un impegno improrogabile. Giro tre librerie, prima di trovare il terzo libro. Arrivo a casa, ceno ed esco, perché l’ho promesso. Passo la serata isterica perché voglio leggere. Torno a casa alle 3 e non smetto finché non finisco il secondo libro, dopo le 5.

 

Mi rendo conto con orrore che il quarto libro non uscirà prima di una settimana. Cerco di far durare il terzo libro più a lungo possibile, ma in due giorni è andato. Impazzisco. Rispondo male alla gente. Rileggo i miei libri preferiti per distrarmi, ma non c’è niente da fare. Sono giorni che non dormo. Rileggo tutti e tre i libri, le occhiaie fanno spavento. Maledico la Programmatrice Folle. Cerco notizie online sui libri, l’autrice, gli attori che faranno il film.

 

Finalmente l’ultimo maledetto libro esce e io corro in libreria. Quando lo finisco mi sembra di aver fatto una maratona di dieci giorni.

 

In dieci giorni la glendora cresciuta ha lasciato il posto alla glendora di sedici anni, che leggeva tutto il giorno, che la notte accendeva il pc per scrivere, che non poteva affrontare 3 fermate di autobus o una pipì intera senza un libro in mano.

 

Ieri sera è uscito il film al cinema. Non potevo andare, ma la prima sera libera che ho, la investo.

glendora si è espressa sabato, 22 novembre 2008 alle 18:49
a proposito di puntini

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Essere donna single oggi - Parte seconda


Esiste una linea sottile, che non ti accorgi di superare, che non si vede a occhio nudo, ma si percepisce.
E' una linea nettissima, che vedi solo dopo averla superata, mai quando si avvicina a tutto gas.
E i primi ad accorgersene sono sempre quelli che ti stanno intorno, non tu.

Si tratta della Famigerata Linea, ovvero la linea che separa due universi, quello delle single e quello delle zitelle. A prima vista sembrano la stessa cosa, ma ci passa un baratro in mezzo.
La differenza sostanzialmente non sta in come tu ti percepisci, ma in come ti vedono gli altri.
Ovvero, con o senza speranza. Non importa speranza di cosa (fidanzarsi, sposarsi, avere figli...): speranza e basta.

Finché sei single, gli altri pensano che tu abbia speranze.
Quindi ti presentano svariati personaggi del sesso opposto, col ghigno malefico di chi è riuscito a sistemarti, felici come delle pasque, ridacchiando alla Mister Burns.
Tralasciamo il genere di personaggio che ti viene propinato, questo è un altro discorso, limitiamoci a chiederci cosa pensano di noi, quando ci portano certi esemplari...
Generalmente ti chiedono come va, con chi ti vedi in quel periodo, se ti piacerebbe conoscere il tal amico, eccetera.

Quando passi (tuo malgrado) la Famigerata Linea, l'atteggiamento degli altri cambia.
Cercano di non etichettarti, in quanto loro amica, come zitella senza speranza, ma diciamo che non credo che il Premio Oscar quest'anno lo daranno a loro.
Innanzitutto non ti chiedono più con chi ti vedi. Danno per scontato che, sempre che tu veda qualcuno, comunque vadano le cose finirà male.
Poi non ti presentano più nessuno. Non che questa sia poi una gran tragedia.
E soprattutto, peggio del peggio, se ne escono con frasi struggenti da Piccole Donne.
Settimana scorsa, un amico mi ha guardata con aria amorevole e mi ha detto, affettuosissimo: "Stai tranquilla, anche tu un giorno troverai quello giusto per te!"
Un'altra amica mi ha ringraziata: "Se non ci fossi tu mi sentirei così strana!"

La cosa che mi fa più paura, però, è il cambio di tempo verbale.
La glendora-mamma, ultimamente, è passata dall'orribile "Mi piacerebbe tanto avere dei nipotini!" (che già fa impressione di per sé) all'ancora più terrificante: "Mi sarebbe piaciuto diventare nonna..."
E' incredibile come un verbo possa farti sentire un essere abnorme.

Detto questo, io non è che mi ci senta proprio male, da zitella, ma se ognuno si facesse un bel tegamino di cazzi suoi...

glendora si è espressa lunedì, 03 novembre 2008 alle 17:57
a proposito di essere donna oggi

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