Brindo per la prima volta alla salute del Capitan Baffo!


Oggi mi sento demente.

Ho fatto un week end via con amici, siamo andati a campeggiare in quel di Tortona (credo), nei pressi di un agriturismo. Ci siamo rilassati, ci siamo divertiti (io, personalmente, un sacco), abbiamo cazzeggiato, abbiamo preso il sole, mangiato bene, bevuto, giocato a carte, trascurato l'igiene personale, siamo stati quasi portati via dal vento, abbiamo conosciuto gente, fatto cose, fatto parapendio cercando di smontare una tenda, chiacchierato col fascinoso cuoco rinominato Yanez, fatto una specie di bidet con il doccino... Insomma tutte quelle cose che rendono fico un week end.

Sono tornata a casa che ero una donna nuova, ho affrontato il lunedì con energia da vendere, addirittura sorridevo, lunedì mattina sull'autobus andando in ufficio.

Poi si è rimesso in azione il cervello, incredibile ma vero.

Mi guardo allo specchio e l'Omino del cervello mi dice: "Cara la mia Glendora, ma lo sai quanti anni hai? Ce l'hai ben presente?" Faccio due rapidi calcoli. 22? No... 21! No, allora... Aspetta, sono dell'83, quindi ne ho 25! Ah, no, li faccio a ottobre, quindi ne ho 24! Sì. La accendiamo. Ne ho 24.
Lo scocciato Omino mi fissa: "E questo non ti dice niente?"
"No - faccio io - perché? Cosa dovrebbe dirmi?"
"Beh - suggerisce - forse che non hai più l'età, per fare certe cose!" Ora assume il tono paternalistico e mi fa tutta una tirata su quello che una ragazza di 24 anni dovrebbe sapere / fare / dire / pensare. Che poi cosa crede, che non lo sappia?
"Senti, caro il mio Omino, guarda che lo so benissimo! Ma anche se una volta all'anno bevo un pochino cosa succede? Sì, lo so, ho bevuto un po' più del solito, ma cosa c'entra? Mica ho dato fastidio a qualcuno! Sono andata a letto presto, alla fine! Mica me ne sono stata tutta la notte ad assillare gente!"
L'Omino alza un sopracciglio. Io lo odio. Non sono capace di alzare un sopracciglio, perché il mio interlocutore immaginario ci riesce? Essendo un prodotto della mia immaginazione dovrebbe fare il favore di attenersi a quello che io gli permetto di fare, no? Lui invece fa uno di quei sorrisini melliflui alla Maestro e Margherita e sgancia la bomba: "Ma davvero? E allora mi racconti cos'è successo, sabato sera?"
Mi butto, spavalda: "Ma certo! Non c'è problema! Cosa credi? Abbiamo cenato! E abbiamo giocato a Capitan Baffo! E poi... Ah, sì, poi siamo usciti e ci siamo messi ai tavoli. Credo. E poi... Beh, ero stanca! Sono andata a dormire."
L'Omino del Cervello ormai ridacchia apertamente, non finge neanche più di provare compassione per la sottoscritta. "Ma che bello! Che bella serata! Mi racconti qualcosa che è successo, dopo che siete usciti?"

Abbasso lo sguardo. Vuoto totale. Mi butto per terra tipo insetto braccato. Forse, se rimango proprio ferma ferma ferma, si convince che sono morta e mi lascia in pace.
L'Omino del Cervello prende un bastoncino e mi picchietta, ma io avevo previsto una mossa del genere e non mi muovo, neanche quando mi fa il solletico sotto l'ascella. Perde le speranze e si allontana.

Fiùùùùùùùù, anche per questa volta è andata!

Ma ormai l'Omino del Cervello il suo scopo l'ha raggiunto. Non ho più 17 anni, focca la bindella! Che sia il caso di mettere la testa a posto?

Ma soprattutto: esisterà da qualche parte un librone in cui c'è scritto quello che ho fatto e detto tutte quelle volte di cui non mi ricordo più niente? Mi sentirei molto meglio, a poterlo consultare, ogni tanto.

Last, but not least: se eravate presenti, cercate di ragguagliarmi sull'accaduto, giusto per capire se c'è qualcuno cui chiedere scusa, qualcuno da ringraziare, qualcuno che sarebbe meglio non salutare più per pudore, qualcuno che se non mi saluta più ha delle ragioni... Magari in privato, eh? :D

glendora si è espressa martedì, 15 luglio 2008 alle 14:38
a proposito di delirio

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Befane e campioni del mondo


E' finita! Mercoledì mi sono diplomata, finalmente, dopo 14 anni di studio... Non riesco neanche a immaginarli, 14 anni, sono più della metà della mia vita...
D'altra parte la data era tra le più incoraggianti, 9 luglio 2008, due anni esatti dopo la vittoria dei mondiali.
Qualcuno mi ha chiesto come ho iniziato, qualcuno come sono andati tutti questi anni, qualcuno cos'è cambiato. Penso che sarebbe veramente noioso fare un super riassunto di questi anni, ma ho alcune considerazioni.

Innanzitutto che vale la pena farsi pigliare per il culo da chiunque si incontri perché suoni il flauto, per il flauto di traverso, per il piffero e perché quella volta al campo della banda...

Poi che ho capito quelli che si laureano o vincono l'Oscar e si mettono a piangere. Io ho pianto per mezz'ora. Sono uscita dal conservatorio, mi sono prudentemente allontanata in macchina, mi sono fermata in un parcheggio di un centro commerciale e ho iniziato a piangere senza ritegno, singhiozzando e tirando su col naso mentre la gente mi guardava un po' preoccupata. E non mi hanno neanche dato un'orrenda statuetta dorata.

E che a volte sentirsi chiamare "befana" è bellissimo! Per esempio quando a farlo è la Maestra che ti ha vista crescere, che ti ha sgridato, che ti ha premiato, che ti ha fatto consumare l'anima nella fatica di riuscire; che quando volevi morire ti ha fatto un the caldo, ti ha guardato dritta negli occhi e ti ha ascoltato per ore; la stessa che è il vero motivo per cui piangi, perché d'ora in poi sarai più sola. La Maestra che ti guarda quando esci dalla proclamazione e ti dice "Non ci credo...", poi sorride, le si riempiono gli occhi di lacrime, e anche a te, ma non potete piangere, così, davanti a tutti, c'è anche il direttore, e allora si sdrammatizza e lei ti dice che sei una befana, ma lo fa con gli occhi lucidi e ridendo, e pensi che "befana" sia il più bel complimento che ti abbiano mai fatto.




In questi ultimi tempi non ho letto quasi mai un libro, a parte rileggere vecchi classici, ma, nonostante il periodo di studio, mi sono lanciata su La musica in testa, di Giovanni Allevi.
Mi perdonerà se gli rubo qualche riga, ma sembra che mi sia stata cucita addosso... Se fossi brava a scrivere, forse l'avrei scritta io. Volevo metterla a chiusura di questo pezzo di vita.

"Mi è stato chiesto se sono credente. Certo che lo sono! Non potrebbe essere altrimenti. Chiunque affronti un'attività artistica e creativa entra in diretto contatto con il mistero delle cose. E scopre che la quotidianità, privata del disincanto grazie all'Arte, è capace di regalare squarci di senso e lampi di divino. Dall'immensità emotiva dell'uomo al baratro di una trascendenza il passo è breve, ma per umiltà decido di restare al confine, a osservare il mondo con gli occhi della Musica, con instancabile e inesauribile stupore."

glendora si è espressa sabato, 12 luglio 2008 alle 13:47
a proposito di musica

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Lo sballo del sabato sera


Una Glendora sotto esame che, dopo essere tornata alle 4 sabato scorso, si era ripromessa di fare vita quantomeno monastica fino al fatidico D-Day (dove D sta per Diploma), stasera ha ceduto alla tentazione. Depressa all'idea di starsene a casa, si è fatta convincere ad andare al cinema dall'amica Cazzutissima.

(Piccola parentesi. L'amica Cazzutissima si è ritrovata questo soprannome una sera di riunione dei fratelloni di sventura, in cui è stato proclamato che io sono Bridget Jones [per le forme abbondanti e perché la mia vita è costellata di maledetti Daniel Cleaver, senza neanche l'ombra di uno stupido Mark Darcy]; lei è l'amica Cazzutissima [quella volgarissima]; l'altra è Quella del Perfido Richard [una che se non ha un Perfido Richard nei paraggi se lo va a cercare, per poi fare le famose chiamate disperate perché lui è perfido] e infine l'amico Pop Star Anni 80 [la diva per eccellenza]. Fine parentesi)

Cazzutissima mi invita a vedere Sex and the city e io, dimentica del fatto che è stata a lei a portarmi a vedere Come d'incanto, il film più brutto dall'invenzione del cinema, ci sono andata. Fa schifo. Se mi state sulle palle, vi consiglio di andare a vederlo.

Finito il film, Cazzutissima, famosa donna di mondo, si reca a chissà quale discoteca, mentre io decido di tornarmene a casa. Essendoci il concerto di Ligabue e abitando in zona stadio da troppi anni per credere ancora nei mezzi quando c'è qualcosa allo stadio, decido di avviarmi a piedi verso casa. Il mio cervello visualizza una piantina di Milano su un fantomatico proiettore, decido che saranno sì e no 5 chilometri e che è fattibile. Ipod d'ordinanza a tutto volume e si parte.

E' divertente vedere la gente in giro, tutti tirati a lucido per il sabato sera. In zona corso Vercelli sono tutti super alla moda, un figaio (mi si passi il termine) di gente abbronzata e in bianco. Poi si arriva alla circonvallazione, nel giro di 10 metri ci si ritrova a Damasco. La gente che mi vedeva passare non aveva più scritto in faccia "sfigata", ma, per dirla con una certa finezza, "cattiva ragazza". In ogni caso, in qualunque zona sia passata, non c'è stato nessuno che mi abbia guardato normalmente. Forse sembrerebbe assurda anche a me una ragazza che se ne va in giro di sabato notte da sola con la musica nelle orecchie. Dopo lungo peregrinare sono giunta in zona stadio, dove c'erano ancora file e file di macchine che cercavano di allontanarsi dal concerto del Liga, una miriade di persone sudate e incazzate per l'ingorgo, che suonavano a tutt'andare.

Poi attraverso via Novara. E' un posto di blocco, un casello che quando superi, sei a casa.
Tutti ce l'hanno, un posto così. Quello che quando torni a casa da una vacanza, dopo settimane che sei in giro, lo vedi e sai che sei arrivato, che casa è lì. Casa inizia lì.

Inizia esattamente quando attraverso via Novara e entro nel quartiere vecchio, dove le case più nuove hanno almeno cent'anni. E allora passi davanti al Bar Cesso e ti ricordi tutte le mattine che hai passato lì invece che seduto a scuola e a tutti i pomeriggi in cui non hai seguito le lezioni all'università (o ci hai anche bigiato il lavoro). Passi dal parcheggio della piscina, dove due tamarri che si fanno le canne non mancano mai. Ti fai la via degli orti, quella pedonale con dei fazzoletti di terra ai lati, in cui qualcuno coltiva chissà cosa e per chiuderli, invece di porte, ha messo su delle reti da letto. Il cane che abita nella villetta ti abbaia furiosamente, come fa tutte le volte da quando hai memoria. Passi nella via in cui hanno costruito una casa che passa sopra la strada e che ha una luce gialla, lì sotto, che fa sembrare tutti gialli e malati, e come ogni volta canti la sigla "The Simpsooooooon paaaa pappapparààààààà...". Passi sotto casa di un amico e speri -preghi- che sua mamma stia meglio e che lui sia in giro a divertirsi. Attraversi il parchetto, non c'è nessuno e le luci sono lontane e vedi una stellata impressionante. Allora ti siedi sulle panchine su cui le altre sere stanno i capetti del quartiere (un po' per guardare le stelle, un po' perché ti piacerebbe poter dire che le tue ginocchia non sono più quelle di una volta; purtroppo, invece, sono le stesse e non hanno apprezzato la passeggiata notturna), mentre Gigliola Cinquetti, nell'ipod, canta "Io non cambio mai, no, non cambio mai, può cadere il mondo, ma che importa a me?". E penso che è proprio così, che probabilmente dieci anni fa ero esattamente nello stesso posto, magari con un walkman con una vecchia cassetta, ma guardavo le stesse stelle, sulla stessa panchina. Mi rialzo e mi ri-incammino verso casa, ci sono quasi, mi fermo di nuovo agli orti, dove c'è un vecchietto che zappetta la terra, che mi racconta che, se lo fa di giorno, col caldo che fa gli parte un embolo. E siccome per ascoltare il nonnetto mi sono tolta la musica dalle orecchie, mi accorgo che il rumore delle rane è assordante. E prendo l'altra decisione della serata: vado al parco.

Attraverso la mia via ed entro nel parco. Ho deciso di andare nel mio posto preferito. Ebbene sì, ho un posto preferito. E' tutto buio, si sentono fortissimo le rane e altri rumori di animali che al buio non riconosco. Faccio il giro largo, me lo voglio pregustare. Passo vicino alla fattoria, sento un cavallo che non deve gradire la mia vicinanza, perché scalpita. Mi faccio tutto il vialone centrale del parco, finche non arrivo alla zona dei fossi. Giro a destra e vado avanti finché non arrivo al primo laghetto, quello col sentiero che passa in mezzo. Lo attraverso, mentre dalle canne intorno sento rumori che non mi sento di indagare. Sull'acqua si riflettono solo la luna e le stelle. Arrivo dall'altro lato e mi avvicino al secondo lago, quello grande. Guardando la superficie vedo tutte le luci di Baggio riflesse. Mi siedo sul piccolo molo, mi vengono intorno le papere e qualche biscia. Rimango un po' lì, poi mi rialzo e faccio il giro del lago. Arrivo alla spiaggetta, tolgo scarpe e calze, arrotolo i pantaloni e cammino nella sabbia, poi entro in acqua. Mi guardo intorno, non c'è nessuno. Guardo in alto, il cielo mi guarda, ma c'è solo lui, posso gridare. E grido.

Me ne vado a letto. Nottambula, grafomane e felice.

glendora si è espressa domenica, 06 luglio 2008 alle 02:43
a proposito di delirio

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Sull'essere nerd


Mi lamento sempre in generale, mi lamento in particolare dei discorsi da nerd.
In casa siamo in 4 e ben il 50% di noi è ingegnere. Queso comporta interminabili discussioni su qualunque argomento, dal più inutile al più fondamentale per la sopravvivenza della specie. La maggior parte delle volte si tratta di cagate mostruose.

Ricordo un pomeriggio intero a discutere per la caffettiera. In pratica mio fratello sostiene che la caffettiera vada messa sul fuoco al minimo, dall'inizio alla fine, e che il caffè fatto sul fuoco alto fa schifo. Ci può anche stare, posso anche crederci. Ma non venirmi a dire che se ti metto davanti due tazzine di caffè riesci a capire quale delle due contiene caffè preparato su che tipo di fuoco! Non ci credo nemmeno se lo vedo!

Una serata, invece, passata con mio padre a discutere sulla "musica antica". Il mio papone, che è dotato della flessibilità mentale di una parete in amianto temprato, ha iniziato a sostenere l'assurdità del concetto di musica antica, dei gruppi che fanno musica antica e di tutti quelli che usano questo termine, che anche se è di uso comune almeno io (in quanto sua figlia e quindi persona di cui dovrebbe andare orgoglioso) non dovrei utilizzare per niente al mondo.

Questo per fare due esempi vicini, ma ce n'è all'infinito.

Mi chiedo: qual è il confine tra l'essere un filino puntigliosi e l'essere dei nerd devastanti?
Secondo me il puntiglioso puntualizza: che il caffè è più buono se fatto a fuoco lento, che la musica antica andrebbe chiamata diversamente.
Il nerd ti ammorba all'infinito, solitamente alternando le sue affermazioni con l'esclamazione "MA NON CAPISCI LA DIFFERENZA?!?", detta con occhio strabuzzato.

Un giorno, un amico nerd (mi si perdoni l'ardire) mi spiegò cosa sono i nerd. Ovvero, in soldoni, dei fissati. Ci sono i nerd del pc, i nerd del calcio, i nerd dei fumetti e, di conseguenza, i nerd delle caffettiere e così via.

Tutto questo per arrivare alla tremenda scoperta:
SONO UNA NERD!

La terrificante verità mi è piombata addosso sabato, dopo anni che ignoravo i macroscopici indizi che la vita mi metteva davanti. Non mi ero mai insospettita, anche se leggo fumetti, non mi addormento se non faccio la settimana enigmistica o il sudoku, ascolto metal, suono musica classica, leggo tantissimi libri di cui molti fantasy, ho letto una decina di volte il signore degli anelli e ho visto interamente tutti i film almeno 20 volte. No, niente di tutto questo mi ha solleticato il cervello. Mai.

E sabato sono andata a una grigliata. Classico appuntamento di fine anno di qualsiasi corso che si rispetti, stavamo intorno a un tavolo in giardino noi studenti del corso di tedesco, l'insegnante e suo figlio con compagna.
Birra a fiumi (ovvio, che ci si doveva aspettare dal corso di tedesco?), super grigliata gentilmente preparata dal compagno argentino (chi meglio di lui?).

Ed ecco che accade l'irreparabile. Lo sventurato figlio dell'insegnante cita Mozart come il più grande compositore della storia. Non ci vedo più. Mi ergo a paladina della legge e inizio una tirata noiosissima e accalorata contro quel ragazzino impertinente e prevedibile che era Mozart fino a pochi mesi dalla morte. Ma non solo, finiti gli argomenti contro Mozart potevo forse evitare un paragone con l'immenso Bach? Ovviamente no!

Improvvisamente il mio occhio esterno si apre e mi rendo conto di quello che sta succedendo. Come da un'inquadratura un po' discosta vedo una ragazza un po' sbronza che arringa una folla di gente ancora più sbronza sui movimenti armonici delle suite di Bach per violoncello solo. Lei parla, parla, parla e non si rende conto che le altrui mascelle una dopo l'altra sbattono sonoramente sul tavolo facendo tintinnare le forchette, mentre frotte di bistecche di manzo argentino già grigliate tirano fuori i piedini e scappano a gambe levate.

Che dire... Puntini.

glendora si è espressa martedì, 01 luglio 2008 alle 18:09
a proposito di puntini

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