La scomparsa della biancheria


Ebbene sì. La biancheria è scomparsa. Almeno quella che secondo me è degna di questo nome.
Ho provato negli ultimi tempi a cercare della biancheria nuova, giusto perché quella vecchia inizia a cadere a pezzi (purtroppo non sono una fan del mercato consumistico che propone nuove collezioni perché più carine, più alla moda o più quant'altro di quelle dell'anno scorso, quindi ho le stesse mutande da anni).
Obiettivo numero uno: mutande. Partiamo dal presupposto che quelle di cotone non esisono più o le hanno nascoste molto bene. Perché?!? Io le voglio di cotone! Un immaginario Addetto Planetario alle Mutande mi spiega con tenerezza che quelle di cotone sono passate di moda. Cosa me ne frega? A me quelle di microfibra prudono! Le voglio di cotone! E l'Addetto Planetario alle Mutande mi sorride compassionevole. Ne trovo un modello di cotone (uno). Col pizzo davanti e roselline applicate. Potrei vomitare.
Obiettivo numero due: reggiseno. Lo vuoi col ferretto? No. Lo vuoi imbottito? No. Chissenefrega, te lo prendi col ferretto e imbottito, perché ormai c'è solo così. L'Addetto Planetario ai Reggiseno è ancora più fastidioso del'Addetto Planetario alle Mutande. Poi si corregge. Esistono senza ferretto e non imbottiti, ma solo per alcune taglie. Dalla seconda alla quarta. Hai la prima? Vuoi sicuramente un reggiseno imbottito, perché ti vergogni di essere piatta. Hai la quinta? Vuoi sicuramente un reggiseno imbottito perché la natura non è in grado di far star su tutta quella roba da sola. Nel frattempo l'Addetto Planetario alle Tette si è depresso e ha iniziato con la cocaina.
In conclusione. Mi tengo le vecchie mutande di cotone slavato. Un giorno qualche stilista cretino si sveglierà e deciderà che il tessuto della prossima stagione è indubbiamente il cotone, chiamerà un sacco di gente e si metteranno a produrre mutande di cotone come se piovessero. Allora io rivedrò i carissimi Addetto Planetario alle Mutande e Addetto Planetario ai Reggiseno. Andrò da loro, col mio sorriso più mellifluo e, insieme all'Addetto Planetario alle Tette che nel frattempo è uscito dal tunnel, gli faremo stecca-stecca.

glendora si è espressa venerdì, 25 aprile 2008 alle 15:02
a proposito di delirio

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Buongiorno!


Il mio primo ricordo è Otis Redding.
Non la mamma, non il papà, non un giocattolo, non un nonmeloricordoerotroppopiccola.
Otis Redding.
Che a dire la verità fino a poco tempo fa non sapevo neanche che faccia avesse. Non sapevo cosa volesse dire essere un cantante famoso, non sapevo che fosse nero né tantomeno che fosse straniero. In realtà non sapevo ancora bene cosa vuol dire, straniero, intuivo vagamente che aveva qualcosa di strano, quel tizio lì, perché non capivo molto bene quello che cantava. Ma quando sei piccolo sono tante le cose che non capisci, rientra nell'ordine di cose non capire, quindi che il problema ce l'avesse lui (non sapeva l'italiano!) e non ce l'avessi io non mi era molto chiaro.
Ma quel Fa-Fa-Fa-Fa-Fa potevo cantarlo sì!
La prima cosa che mi ricordo è quella musica e il mio goffo papà, che alla domenica mattina metteva su il disco, mi prendeva in braccio e mi faceva stare aggrappata a lui mentre sballonzolava fuori tempo per la sala. Ma nei miei ricordi prendeva in braccio la sua paperotta e la portava a un ballo in abito da sera.
Oggi mi sono svegliata con questo ricordo e con la certezza che mi sarei alzata, sarei andata in sala e lì ci sarebbe stato papà, in braghette e camicia, con la barba sfatta e i capelli ancora neri, che mi prendeva in braccio e mi faceva ballare.
Oggi sorrido!

glendora si è espressa mercoledì, 23 aprile 2008 alle 18:25
a proposito di missing

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