
Decisione numero uno: ovviamente perdere dieci chili.
Numero due: mettere sempre a lavare le mutande della sera prima.
E soprattutto, non fantasticare su una particolare persona che incarna tutti questi aspetti…
Conta la durata.
Soprattutto nei libri. Un libro bello dura tre giorni.
Se un libro dura di meno, è una schifezza. Se te lo bevi, che ti piaccia da morire o non ti dica granché, è un libro con poca consistenza. Niente da fare, è vuoto. Per esempio, un giallo (o un noir, che fa più figo; e comunque mi sta sul cazzo che un cazzo di libro giallo lo devi chiamare nuàr, adesso, che siamo tutti poliglotti e cosmopoliti e globalizzati e via dicendo, ma parla come mangi, per favore!). Un giallo può piacerti un casino, ma dura niente. E' vuoto.
Se il libro dura di più, sempre a prescindere da cosa ne pensi, è una palla al cazzo, una piaga per l'umanità, paragonabile alle cavallette. Per dire, non so, L'ombra dello scorpione. Bello, eh. Ma cheppalle.
Invece il Buon Libro ha una durata precisa. Tre giorni.
Il primo giorno ci dai un assaggino, di riscaldamento, a tempo perso, prima di andare a letto. Ti piace, ma non più di tanto, ne leggi giusto i primi tre o quattro capitoli. Non ti lascia sveglio a rimuginare, non ti toglie il fiato, ma c'è un momento, quello subito prima di addormentarti, in cui prendi la storia tra le braccia e la coccoli un po'. Ti chiedi come andrà avanti, ti figuri meglio i personaggi, dai loro un aspetto, un'espressione, un colore degli occhi, un abbigliamento. Ma giusto un attimo.
Il secondo giorno ti alzi, ti prepari di corsa, stai per uscire, arrivi trafelato alla porta di casa, tiri fuori le chiavi e ti fermi. Colto da un improvviso raptus molli la borsa a terra, lasci la porta spalancata con le chiavi nella toppa e ritorni in camera. Ti chini e raccatti da terra il libro che la sera prima hai mollato lì. Ci pensi un'ultima volta, ti chiedi se valga o meno la pena di portarti dietro quel peso tutto il giorno per un libro che non sai neanche se ti piace o no. Ma poi lo prendi e corri fuori, perché forse quei trenta secondi ti hanno fatto perdere l'autobus. Sull'autobus lo apri e riesci a dare un'altra letturina, come al ritorno. La sera, a letto, sei stanco e non ci provi neanche, ma il pensiero indugia più a lungo sui personaggi che hai lasciato sospesi nel nulla. Cosa faranno adesso? Dove andranno? E come andrà a finire?
Il terzo giorno il libro è già in borsa, chissenefrega se non hai le chiavi, la tessera dell'autobus e le mutande. Leggi forsennatamente, maledicendo il fatto che non ci sia abbastanza traffico a darti più tempo. La pausa pranzo è dedicata al libro, colui che ormai è il detentore esclusivo della tua immaginazione e del tuo tempo libero. Il pomeriggio è infinito, nell'attesa di un'altra sospirata ora di lettura nel traffico del rientro. La cena sarebbe un optional, ma dopo aver saltato il pranzo senti il bisogno di nutrirti, non fosse altro che per affrontare quello che ti aspetta. Infatti dopo aver trangugiato ossessivamente un qualcosa di cui non ricordi neanche il gusto, ti infili il pigiama a rovescio e ti butti a letto. Generalmente sono le 20.15. Neanche all'ospizio. Sotto le coperte, con la lucina accesa, inizia l'angosciosa corsa all'ultima pagina. Non importa quanto manca. Non puoi più vivere senza sapere come va a finire. E lo scopri. Di solito verso le 5 di mattina.
Il problema sorge quando il libro finisce di merda.
Poniamo l'ultimo Buon Libro che ho trovato. L'eleganza del riccio. Non continuate a leggere se non volete sapere come finisce. Tu non puoi scimmiarmi con la protagonista, che ha tutta una vitaccia dimmerda, e appena si sistema lei muore. Non è giusto! Non ci sto! Fanculo, dimmelo prima, che non lo leggo! Cambia sto cazzo di finale che ti è venuto in mente! ARGH!!! L'ho odiato. E poi odio piangere prima di dormire, che appoggiare la faccia sul cuscino bagnato è proprio fastidioso. Che poi, direte, potevo anche girarlo, il cazzuto cuscino. Che credete, che sono scema? L'ho girato, il maledetto, ma poi ho avuto un richiamino di tristezza e l'ho smoccicato anche dall'altra dall'altra parte... Odio i libri che non finiscono come dovrebbero.
Se io fossi un giovane uomo. Sulla trentina, sportivo e con degli occhi verdi che illuminano a giorno. Se io fossi sposato da poco con una ragazza, anche lei niente male. Se fossimo andati a vivere in una zona periferica di Milano. Se avessimo appena avuto una bimba stupenda, un incrocio riuscitissimo di due razze diverse. Se oltre a essere strafigo, io fossi anche un padre perfetto, che adora passare i pomeriggi al parco col passeggino.
Insomma, se io fossi uguale a Jude Law e, uscendo col passeggino per portare al parco la mia meravigliosa figlia, incontrassi me stessa... beh... io eviterei di fare sorrisi smaglianti e occhiolini.
Così. Per sicurezza. Non si può mai sapere.
Gli occhi di una mocciosa. Mi guarda, dal basso, mi arriva all’anca. Mi ha presa per mano, almeno un’ora fa, e mi sorride. Ha gli occhi enormi e neri, non se ne vede il fondo, e un sorriso meraviglioso e sdentato. Mi guarda e mi sorride e io le rispondo al sorriso. Ogni tanto mi distraggo, guardo anche altri bambini. Allora lei prende la mia mano e si fa le carezze sulla guancia. Allora le rivolgo di nuovo l’attenzione e lei, con la mia mano che sembra enorme stretta tra le sue, appoggiata alla sua guancia, guarda di nuovo verso di me e mi fa un sorriso di sole.
Gli occhi di una volontaria. Non capisco mai niente, di quello che dice, parla solo rumeno, non ha fatto la scuola. Ci guardiamo e basta. Quando ha troppi bimbi che le stanno addosso, magari arrivo di corsa e gliene porto via un po’, oppure glieli metto in fila, o in cerchio. Allora alza lo sguardo. Mi guarda, dolcissima. Non dice niente, ma dice tutto.
Gli occhi di un’amica. Una che nella sua vita avrebbe pensato tutto, meno che essere lì. E che alla fine capisce anche un po’ di più quelli che passano la vita, così. Un’amica che solleva lo sguardo dal bambino che tiene per mano, un bambino così sporco che nessuna persona sana di mentre toccherebbe senza averlo disinfettato. Occhi che sanno una cosa in più, una cosa meravigliosa.
Gli occhi di una ragazza. Una che porta il sole ovunque vada. Una ragazza che sorride, mentre prende in braccio un bambino sporco. Sorride, mentre lava i bagni usati da una quarantina di persone. Sorride mentre lava i piatti o serve la cena, mentre è sfinita per aver corso troppo con i bambini. Poi si ferma, si perde un attimo a pensare, chissà a cosa, fissa nel vuoto. La chiami e si volta, ti sorride felice, mentre quel blu ti entra nel cervello.
Gli occhi di un amico. Quello che mi ha fatto il regalo più bello che io abbia mai ricevuto. Un amico che si è studiato di notte il testo e gli accordi della canzone che mi piace. Un amico che mi sveglia e mi porta fuori dalla stanza in cui dormiamo, dicendo “non ti prometto niente”. Che mi fa sedere nel gazebo. Che canta e suona per me la canzone che volevo. E quando finisce e alza lo sguardo e vede che sto piangendo, con il sorriso più bello del mondo e gli occhi pieni di bene mi chiede se la può suonare per me ancora una volta.
I miei occhi. Che ridono. Che piangono. Rossi per la polvere. Che si chiudono per la stanchezza. Che in pochi giorni hanno vissuto quanto basterebbe per una vita. Che hanno dato tutto. E tutto hanno avuto.
Ebbene sì, dopo aver letto articoli e visto speciali e approfondimenti, non potevo esimermi dal dire anche io la mia sulla fine del mondo.
So che non vedevate l'ora. Comunque, con tutte le cazzate che sono state dette, una più, una meno...
Fatto sta che il mondo finisce. Oppure no. O forse cambia la polarità del globo. O le terre vengono completamente sommerse, come Atlantide alla fine del vecchio ciclo. Oppure si tratta di una rivoluzione spirituale e di 400 anni di pace in arrivo. O magari lo scontro di faglie su faglie porterà alla distruzione di tutte le costruzioni dell'uomo. C'è anche la possibilità dell'invasione aliena.
Tante cazzate. Non lo sa nessuno, piantatela di dire minchiate a manetta, che poi la gente va in panico!
Anche la sottoscritta si è lasciata tirare in mezzo da ste cazzate.
Primo step: il TERRORE.
La generalmente testa-sulle-spalle glendora viene travolta in una spirale di paura e panico. Notti in bianco, mani sulle guance tipo l'Urlo di Munch a urlare MORIREMO TUTTI!!!
Nonché a ripetere ossessivamente: "A come atrocità, doppia T come terremoto e traggeddia, I come ira diddio, L come laco ti sancue e A come adesso vengo lì e ti sfasc' le corna!"
Secondo step: INDIANA JONES.
Una avventurosa glendora inizia a informarsi sulle piante commestibili, quelle velenose, quelle curative, sugli animali più o meno pericolosi della Pianura Padana, su basi di medicina fai-da-te e su tutto quello che potrebbe essere utile sapere nel caso si ritrovi in una terra senza tecnologia, in preda alla flora e alla fauna imperversanti. In più, in preda forse a un delirio di onnipotenza, non si accontenta di immaginare come potrà sopravvivere al disastro, ma cerca anche di capire come svolgere le funzioni indispensabili al suo essere donna. Capisce quindi che in un mondo semi-primitivo non potrà liberarsi così facilmente dei peli superflui e prende il primo appuntamento per la depilazione definitiva. Non vorrei essere scambiata per un puma, tra le frasche. Per la serie, pensiamo all'essenziale.
Terzo step: l'AMMORBAGGIO.
Chiunque mi sia capitato intorno in quella fase è stato asciugato a oltranza sulla fine del mondo e su tutte le possibili teorie sull'estinzione. Onore al merito dei sopportanti (soprattutto Quella del Perfido Richard e lo Zio Gil).
Quarto step: I PROGGETTI.
Non sia mai che finisce il mondo e non ho combinato un cazzo nella vita. Durante questa fase penso che se avessi avuto la materia prima avrei almeno messo in cantiere un figlio.
Che poi, mettere in cantiere è proprio un'espressione scema, sembra che lo mandi a fare il magutt, con la cazzuola e il giornale a barchetta in testa.
Quinto step: E STICAZZI.
Dopo giorni di panico, glendora fa l'unica scelta fattibile per preservare la sua già seriamente minata salute mentale. Inizia a fregarsene. Finisce il mondo? E sticazzi.
Sesto e ultimo step: LA VENDETTA.
Ovvero, brutti maledetti che avete messo in giro sta storia della fine del mondo, mi avete rotto. Adesso ci penso io. Avete creato delle teorie del cacchio solo per mandarmi in panico? Bene. Allora anche io.
Devo diffondere la teoria più bella che io abbia sentito nelle mie peregrinazioni per informarmi. Ovvero che nel 2012 la terra entrerà in una bolla di plasma. Sì. Plasma. Bleah.
Questo schifo di plasma, impalpabile, invisibile, inodore e insapore, agisce sull'ipotalamo dell'uomo, causandogli visioni. L'uomo finirà perché sei miliardi di persone in preda alle allucinazioni si ammazzeranno l'un l'altro. Non è merdaviglioso???
Tra tutte ste peregrinazioni della fantasia di qualche cretino, allora, mettiamoci anche la mia. Credo che l'ipotesi più probabile sia che la fine del genere umano sarà causata da minchioni che fanno disastri, stragi e suicidi di massa in preda al terrore. Oppure dal ritorno dei dinosauri, miracolosamente in apnea da millenni ad Atlantide, nascosti in piramidi costruite dagli alieni.
Per festeggiare quota tremila visite, nonché una giornata da ricordare (che Ingorda e Cazzutissima sanno perché), mi sono cimentata in una nuova avventura, ovvero la creazione di un templeit tutto da me.
Che, modestia a parte, è proprio fico.
Lavori in corso! Piano piano lo sistemo...